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Disturbi alimentari, «l’età si sta abbassando»

Inizia con il piede giusto l’attività del Rotaract Club Città di Clusone: sono numerose le persone che oggi hanno preso parte all’incontro che si è tenuto in Sala Legrenzi, il primo appuntamento promosso dai giovani del sodalizio nato a gennaio e sponsorizzato dal Rotary Club Città di Clusone.

Tema dei lavori: i disturbi alimentari. «È molto importante parlare di questi problemi – ha spiegato Emi Bondi, direttore dell’unità di Psichiatria I presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – in quanto interessano una popolazione femminile giovane, ragazze che possono riportare conseguenze molto gravi per la salute. L’incidenza negli ultimi anni è cresciuta in modo esponenziale, in certe fasce di età ha un andamento quasi epidemico. In certe scuole americane si arriva a quasi il 20% di ragazze che hanno una sintomatologia legata a un disturbo del comportamento alimentare. All’inizio può sembrare una moda: ragazze che sono a dieta in quanto vogliono dimagrire; non ci si rende conto invece che si sta parlando in realtà di una malattia psichica. Il 60% delle patologie tendono a cronicizzarsi e la malattia viene portata avanti negli anni, per questo siamo davanti a una emergenza. Coinvolge prevalentemente ragazze giovani tra i 14 e i 20 anni, ma in realtà l’età si sta abbassando e il problema prosegue spesso anche oltre alla giovinezza. L’importanza di parlare del disturbo è di sensibilizzare per accorgersi quando ci sono sintomi».

«L’età purtroppo si è abbassata – spiega la dottoressa Patrizia Vallone, dirigente medico presso la neuropsichiatria infantile di Gazzaniga Asst Bergamo Est -. Oggi assistiamo anche a ragazzini di 12 anni che possono presentare questo disturbo. In questo senso è molto importante il coinvolgimento del neuropsichiatra infantile, in quanto se si interviene subito questi ragazzi possono essere aiutati a uscirne e anche il contesto famigliare può affrontare le problematiche complesse che incidono su quello che descriverei come un “urlo di dolore” in quanto la ragazza (o il ragazzo) trasferisce un disagio sul suo corpo».

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