Mamme e bimbi, ma anche papà, nonne e nonni. E diversi sindaci e amministratori. Tutti insieme, in un pomeriggio colorato dai palloncini e dai passeggini, per mandare un messaggio forte e chiaro: il punto nascita di Piario non si tocca.
Nel parco dell’ospedale “Locatelli” è andata in scena la manifestazione organizzata da un comitato di mamme della Val Seriana e Val di Scalve. Un’iniziativa nata su Facebook, che presto ha raccolto molte adesioni. Come del resto la petizione sul sito change.org, che ormai ha superato le 12 mila firme. Se tutto questo basterà a far cambiare idea a chi di dovere lo capiremo nei prossimi giorni: la Giunta regionale deciderà giovedì 28 giugno.
Nel frattempo, oggi a Piario sono state soprattutto le mamme a far sentire la propria voce. A parlare per tutte, sul furgone trasformato in palco davanti all’ospedale, Victoria Nartea, origine moldava, residente ad Onore. «Ho partorito in questo ospedale otto mesi fa – ha detto -. Un numero non deve determinare la chiusura di un reparto. In quale altro ospedale, una donna viene rispettata coi suoi tempi d’attesa, con le sue necessità, con i suoi bisogni? Per me è stato un parto favoloso, le persone che lavorano qui sono squisite e quindi questo punto nascita dovrebbe rimanere aperto».

Hanno parlato anche il presidente della Comunità montana Danilo Cominelli, il consigliere regionale Jacopo Scandella, il consigliere provinciale (e sindaco di Cene) Giorgio Valoti, il senatore Antonio Misiani, il giornalista Gian Antonio Bonaldi. Ha preso la parola anche il sindaco di Piario Pietro Visini: «Alla Regione e al Governo centrale di Roma chiedo solo un minimo di rispetto per la popolazione delle nostre valli. Ai miei colleghi sindaci chiedo coesione e coerenza, oltre alla disponibilità ad intraprendere azioni eclatanti per il bene di chi ci ha votato. Alla popolazione della nostra valle dico: è ora che ci si muova, smettiamola di accettare imposizioni senza un minimo di logica. Si potrebbe tranquillamente andare in Regione, e se non basta anche a Roma, con cinque o dieci pullman a dissentire».

















