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Con Scame i rifugiati imparano un lavoro

La Scame di Parre ha avviato da qualche mese un progetto per i rifugiati che si trovano sul nostro territorio. L’obiettivo è aiutarli ad imparare un lavoro e favorire così la loro integrazione in Italia. Finora sono stati tre i ragazzi coinvolti.

L’azienda ha presentato il progetto nel corso del settimo happening delle Cooperative sociali del Consorzio “Il Solco del Serio”. Al Parco Ramello di Ponte Nossa è stata data voce ad alcune esperienze di impegno concreto sul fronte della promozione sociale e umana. Tra queste anche quella di Scame.

«L’idea è nata per dare ai rifugiati l’occasione di imparare un lavoro e relazionarsi con i nostri lavoratori – spiega Sonia Piccinali, di Scame -. Per la nostra azienda l’opportunità di conoscere la realtà dei beneficiari di protezione internazionale e dare un contributo dal punto di vista della responsabilità sociale al territorio».

Il primo ragazzo, Modest, proveniente dalla Nigeria, ha iniziato a novembre. «È arrivato grazie a un progetto promosso dal Ministero dell’Interno in collaborazione con la Prefettura e Confindustria di Bergamo – prosegue Sonia Piccinali -. L’esperienza è durata 6 mesi, fino ad aprile. Abbiamo poi deciso di prorogarla per altri 6 mesi, al di fuori del progetto, perché ritenevamo che Modest potesse acquisire ulteriori competenze con un’altra tranche di tirocinio».

Per questo progetto Scame ha pure ottenuto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) il riconoscimento di azienda parte attiva del progetto “Welcome. Working for refugee integration”. Alla prima esperienza ne sono poi seguite altre due. «Il progetto è proseguito con l’Agenzia del lavoro del Patronato San Vincenzo di Bergamo. Sono quindi arrivati Mamadou, della Guinea Bissau, e George, della Nigeria. Mamadou è inserito nel reparto di lavorazioni meccaniche, mentre George è insieme ai manutentori elettrici nel reparto di montaggio dei prodotti per la ricarica dei veicoli elettrici. Entrambi rimarranno con noi per 6 mesi, fino a dicembre».

L’azienda è contenta e parla di bilancio positivo. «Si sono integrati subito e bene, anche perché hanno questo grande desiderio d’imparare e lavorare – sottolinea Sonia Piccinali -. Ci piace anche come i nostri lavoratori abbiano espresso da subito attenzione e sollecitudine verso queste persone. Non solo per quanto riguarda gli aspetti strettamente lavorativi, ma anche per momenti della vita quotidiana: c’è sempre qualcuno che accompagna, che offre un passaggio. Questo, soprattutto, è un aspetto che ci premeva: un conto è esprimere giudizi su un problema, un conto trovarsi ad ascoltare la storia di una persona e relazionarsi direttamente».

Il servizio di Antenna2:

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