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L’Anpi: «Togliete i simboli del fascismo dal cimitero di Rovetta»

Continua a far discutere quanto accaduto nei giorni scorsi al cimitero di Rovetta. Ignoti hanno asportato la fotografia di Mussolini e le insegne della legione Tagliamento dal monumento ai militi fascisti giustiziati dai partigiani nell’aprile 1945. L’Anpi provinciale di Bergamo, in un comunicato, sottolinea di non condividere «un’azione anonima che per questo stesso si squalifica».

L’Associazione dei partigiani, inoltre, fa alcune precisazioni: «Contrariamente a quanto affermato da alcuni, non si tratta della profanazione di una tomba: i resti dei militi della Tagliamento sono stati traslati e sepolti anni fa a Roma, al cimitero del Verano; la lapide nel cimitero di Rovetta ha il solo scopo evidente di rivendicare il regime dittatoriale fascista ed esaltare le gesta luttuose di una guarnigione resasi responsabile di efferati crimini di guerra negli anni 1944 e 1945, contro la popolazione civile e i combattenti per la Libertà nella lotta di Resistenza al nazi-fascismo; per quanto umanamente dolorosa possa essere giudicata l’esecuzione dei militi, essa avvenne prima che il Governo Militare Alleato assumesse ufficialmente i poteri in Bergamo e provincia, cosa che avvenne il primo maggio 1945: per cui la Sezione istruttoria del Tribunale di Brescia, a cui erano stati trasmessi gli atti di un’inchiesta aperta già alla fine del 1945, nel 1951 dichiarò «chiusa l’istruttoria e non doversi procedere a carico degli imputati […] trattandosi di fatti non punibili ai sensi dell’articolo unico del D.L.L. del 12 aprile 1945, n.194, che stabiliva: «Sono considerate azioni di guerra tutte le operazioni compiute dai patrioti regolarmente inquadrati nelle formazioni militari riconosciute da CLN, e da altri cittadini che li abbiamo aiutati per la lotta contro i fascisti nel periodo dell’occupazione nemica». E poiché, come risulta dalla lettera della Prefettura di Bergamo n. di protocollo 1046 il Governo Militare Alleato assunse i poteri in quella provincia appena il primo maggio 1945, i fatti predetti, verificatisi prima di tale data, non sono punibili per espressa disposizione contenuta nel predetto decreto (Cfr. Sentenza della Corte d’Appello di Brescia- Sezione Istruttoria, in A. Bendotti e E. Ruffini, Gli ultimi fuochi, 28 Aprile 1945, a Rovetta, Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, Associazione Editoriale Il Filo di Arianna, Bergamo 2008). La resa incondizionata delle truppe tedesche in Italia, a cui la Tagliamento rispondeva direttamente, fu firmata il 29 aprile 1945 ed entrò in vigore il 2 maggio a partire dalle h. 13. La resa della Germania fu firmata il 7 maggio 1945».

«Riteniamo che i simboli della dittatura e della violenza fascista, corresponsabile con i tedeschi degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, offendano i valori umani fondamentali – prosegue il comunicato dell’Anpi -. Per troppo tempo autorità civili e religiose hanno tollerato che la Croce stessa fosse strumentalizzata nel nome di un’ideologia che nulla ha a che vedere con i valori del Vangelo. Si rimuovano i simboli blasfemi di un passato di violenza: siamo convinti che nessuno più toccherebbe una lapide che semplicemente ricordasse i nomi dei caduti. Inoltre, secondo le leggi dell’ordinamento italiano (Legge Scelba e Legge Mancino) i simboli inneggianti al fascismo (soprattutto se in un luogo pubblico come un cimitero) non dovrebbero essere esposti e quindi andrebbero rimossi da chi ha l’autorità per farlo».

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