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In tanti per la messa di Capodanno al Pizzo Formico

Per tanti è un appuntamento irrinunciabile, per altri l’occasione per un’escursione in montagna, per altri ancora un modo per iniziare l’anno in mezzo alla natura. Così, ancora una volta, in centinaia hanno raggiunto questa mattina la cima del Pizzo Formico per la messa di Capodanno.

La tradizione va avanti dal 1970. Ad avviarla don Martino Campagnoni, responsabile del Patronato San Vincenzo di Clusone,  che ha continuato a salire in vetta fino al 2015. Negli ultimi anni la messa era stata celebrata da don Giuseppe Zambelli, vicario parrocchiale di Clusone. Quest’anno, invece, ha raggiunto i 1636 metri del Formico padre Arturo Spelgatti, direttore della Casa dell’Orfano di Ponte Selva.

L’altare è stato allestito come sempre ai piedi della grande croce in ferro, posata nel 1933, in coincidenza con l’Anno Santo, indetto per ricordare i diciannove secoli dalla morte di Cristo. Per questo è alta esattamente 19 metri, con un’apertura di 9 metri. Fu benedetta nell’agosto 1933 dall’arciprete clusonese monsignor Attilio Plebani.

Tante persone si sono radunate intorno per ascoltare la messa e poi per un momento di festa. Tra loro anche il presidente del Cai di Bergamo Paolo Valoti. «Voglio mandare un saluto particolare a don Martino, che ha celebrato per tanti anni qui al Pizzo Formico – ha detto al termine della celebrazione padre Arturo -. Permettetemi anche un saluto alla mia Casa dell’Orfano, ai collaboratori e ai volontari auguro un felice e sereno 2019».

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