La Corte di Cassazione ha reso note le motivazioni della sentenza con cui ha rigettato il ricorso della difesa di Laura Mappelli. La donna, di Premolo, nell’aprile dello scorso anno era stata condannata a 12 anni per il tentato omicidio del marito Bartolo Rossi.
Secondo la Cassazione, non ci sono dubbi sulle intenzioni della donna: «La condotta messa in atto era preordinata, complessa, eseguita con abilità e senza lasciare tracce, conclusa con la somministrazione di una dose massiccia di insulina dall’effetto potenzialmente letale».
Secondo quanto ricostruito durante il processo, la donna – sposata da pochi mesi – aveva avviato una relazione con un altro uomo, conosciuto nella casa di riposo dove lavorava come ausiliaria. La mattina del 4 dicembre 2015 aveva messo un ansiolitico nel caffè del marito e poi era uscita. Al rientro l’aveva trovato incosciente e in coma diabetico, ma solo dopo un’ora aveva chiamato il 118. Portato in ospedale, l’uomo si era risvegliato dopo parecchie ore. Le analisi del sangue avevano rivelato la presenza dell’ansiolitico e di una dose massiccia di insulina, iniettata dalla stessa donna.
In primo grado, Laura Mappelli era stata condannata a 14 anni, pena poi ridotta a 12 dalla Corte d’appello di Brescia.
















