Home Notizie «Prezzi in salita anche nell’alimentare, chiediamo interventi»

«Prezzi in salita anche nell’alimentare, chiediamo interventi»

La tendenza dei prezzi al rialzo è stata riscontrata un po’ ovunque, secondo una indagine di Adiconsum,  rispetto al periodo di pre-pandemia. «Dopo disinfettanti, mascherine, saturimetri (a 70€) guanti e dispositivi di protezione individuale di ogni tipo, anche prodotti alimentari venduti al dettaglio e all’ingrosso: sono tante le merci che, con il diffondersi dell’epidemia nel nostro Paese, hanno subito un rialzo dei prezzi quasi fuori controllo», sostiene l’associazione consumatori che fa capo alla Cisl.

«Serve un potenziamento della vigilanza sui prezzi alimentari all’ingrosso ed al dettaglio per evitare pericolose speculazioni, che potrebbero aggravare le tensioni sociali già registrate a causa della crisi sanitaria – sostiene Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo -. Siamo chiamati  tutti a collaborare per individuare e segnalare alle autorità i casi di rincari ingiustificati e portarli all’attenzione dei media e delle istituzioni». 

«L’escalation dei prezzi  in assenza di interventi, rischia di calare come una mannaia sulla spesa degli italiani, molti dei quali ancora in attesa degli aiuti previsti, ma non ancora erogati – prosegue Adiconsum – Preoccupante appare l’incremento delle quotazioni registrato nella settimana dal 16 al 22 marzo, con le arance 0,46 Euro/Kg (+9,90% sulla settimana precedente e +48% sul 2019), limoni 0,65 euro/Kg (+8,40% sulla settimana precedente +68,10% sull’anno). Il prezzo all’ingrosso delle arance è aumentato del +44% Aumentano sensibilmente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno i prezzi dei Kiwi (1,24 euro/Kg , +32,60%) e delle pere (1,42 euro/KG +56,50%)». 

Quanto alle carni, secondo l’indagine di Adiconsum, «il prezzo all’origine dei polli  sale del 12,50% rispetto alla settimana precedente e tra i prodotti lattiero caseari la mozzarella segna un incremento del 18,20% in una sola settimana, così come la crescenza (+27,80%). Aumentano i prodotti di serra:  pomodori (+6,10% sulla seconda settimana di marzo e +29,60% rispetto al 2019) e del radicchio (+18% settimanale), il cavolfiore a + 233%, zucchine e broccoli del +88%. Costano il doppio, invece, le carote, che da 0,40 centesimi di euro sono passate a 0,80 al Kg. Il pesce è passato da 2,99 a 4,99 €».

«Tutto questo succede in alcune catene  di supermercato – prosegue Mina Busi -. Forse siccome il consumatore fa la spesa di corsa pensano che tutto passi inosservato. I negozi di quartiere se onesti in questo periodo avranno la possibilità di fidelizzare i clienti, così come stanno facendo alcune grosse catene che  si sono attivate per garantire il blocco dei prezzi, anche se hanno dismesso le promozioni. Le denunce alla Guardia di Finanza e alla Polizia Postale, per quanto concerne acquisti on-line, non sembrano impedire questi atteggiamenti truffaldini.

La polizia locale dovrebbe potenziare i controlli negli ipermercati, nei supermercati e nei piccoli negozi per approfondire le situazioni  non giustificate rispetto al costo del prodotto riportato in fattura, magari tramite agenti in borghese per registrare i prezzi di alcuni prodotti di largo  consumo, controllando le fatture di acquisto della merce per verificare la percentuale di rialzo in fase di vendita al consumatore finale». 

«È un lavoro che impegna molto e che darà risultati nel medio termine, ma il segnale che bisogna dare deve essere chiaro: tutelare il consumatore, ma anche quelle attività economiche che stanno lavorando con trasparenza ed onestà senza speculare su questa crisi.

In caso di rialzi di prezzi non giustificati – conclude Busi -, il Codice del consumo prevede sanzioni da 5 mila a 500 mila euro ed anche il Codice penale sanziona con la reclusione fino a tre anni e la multa fino a 25 mila euro,  se viene accertato il rialzo fraudolento dei prezzi».

1 COMMENTO

  1. Quando il Governo d’accordo con Regione Lombardia ha disposto la chiusura dei mercati all’aperto rionali e di paese , anche dei generi alimentari, dichiarandoli ad alto rischio di contagio, nonostante fossero state applicate tutte le norme igieniche, Ha di fatto consegnato tutta la clientela ai supermercati, dove oltre ad aver esposto i clienti e dipendenti ad un alto rischio di contagio, ammassati alle casse senza controllo nelle prime settimane di marzo, si sono anche trovati senza la naturale concorrenza del mercato che manteneva in equilibrio il listino prezzi . Se poi si osserva che il 65% delle industrie lombarde (a produzione non indispensabile) sono rimaste aperte mettendo a rischio contagio i dipendenti e relative famiglie, viene spontaneo pensare che si sono chiuse le cose sbagliate e che gli interessi economici delle lobby sono intoccabili, anche se il prezzo in vite umane è risultato inaccettabile.

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