Home Notizie Infermieri, eroi già dimenticati, “No al contratto da 14 anni”

Infermieri, eroi già dimenticati, “No al contratto da 14 anni”

Eppure, doveva andare tutto bene….”. Da angeli, eroi, simboli della lotta al virus, gli operatori della sanità privata tornano a essere “i dimenticati”. Il 18 giugno sarà sciopero nazionale dei lavoratori della Sanità privata e le Rsa, “per un contratto atteso da 14 anni e negato nonostante il Covid. Dopo 2 anni e 7 mesi di trattativa e una pandemia che ha visto gli operatori della sanità in prima linea per difenderci tutti, non possiamo permettere che un diritto irrinunciabile come quello al contratto continui ad essere negato“.

Di fatto, un infermiere che negli ultimi tre mesi ha lottato contro il Covid-19 mettendosi a disposizione per doppi turni, lavoro ad alta intensità, senza fare ferie o riposi, ha continuato a percepire uno stipendio di 1.500 euro o poco più. “Uno dei più bassi in Europa, con straordinari di poche decine di euro, calcolati sulla base di tabelle vecchie”.

Il rinnovo del CCNL è prima di tutto un atto di coerenza e di rispetto verso tutte le lavoratrici e i lavoratori che stanno affrontando la pandemia al pari dei loro colleghi del SSN, garantendo le prestazioni sanitarie ed assistenziali agli ammalati. È inaccettabile che le controparti chiedano l’istituzione di una clausola compromissoria che subordini l’applicazione del nuovo contratto al raggiungimento di un’intesa regionale”.

Katia Dezio, segretaria CISL FP di Bergamo, si fa portavoce dei tanti lavoratori delle cliniche provinciali. Adesso che l’emergenza sanitaria sembra assumere dimensioni più gestibili, le lavoratrici e i lavoratori della Sanità Privata si vedono beffati e traditi nel peggiore dei modi, dalle Associazioni Datoriali che rappresentano le proprietà aziendali.

Dopo 14 anni e dopo tre mesi passati nel tritacarne di un virus che è costato decine di vittime in campo sanitario, l’obiettivo dei “padroni della sanità” è quello di portare a casa ancora più risorse pubbliche, nella fattispecie risorse regionali, quindi prelevate dai cittadini. “Un atteggiamento vergognoso, inaccettabile e lesivo della dignità dei 77000 lavoratori della Sanità Privata italiana, 15000 dei quali nella sola Lombardia. In Lombardia, il business del privato in Sanità è ancora più marcato che altrove: infatti il privato eroga per nome e per conto di Regione Lombardia, prestazioni sanitarie per il 51,7% del Sistema Sanitario Regionale, quindi di sanità pubblica”.

In sostanza – continua Dezio – gli imprenditori della Sanità Privata ci fanno sapere senza scrupoli e reticenze, di non avere la benché minima intenzione di sottoscrivere il contratto scaduto, da 14 anni per la Sanità Privata e, da 5 anni per le Residenze Socio-sanitarie Assistenziali, le cosiddette RSA, che tanto in questo periodo, sono state sotto i riflettori dei mass media. Le associazioni datoriali della Sanità Privata lamentano una crisi finanziaria ed economica, a causa delle risorse impegnate per fronteggiare la pandemia da Coronavirus, tale da mettere in discussione la sopravvivenza delle aziende e non soltanto il rinnovo contrattuale dei lavoratori. Per questo motivo vengono richiesti nuovi finanziamenti alle Regioni. Oltretutto il privato si è reso disponibile alla gestione dell’emergenza sanitaria, soltanto dopo la Delibera Regionale di inizio marzo, nella quale si mettevano a disposizione finanziamenti per circa 50 milioni di euro; diciamo, sintetizzando, che si è attivato soltanto dietro ad un’adeguata motivazione, in questo caso economica”. E adesso, ultimo episodio da brividi in Lombardia, è “l’affaire” test sierologici e tamponi eseguiti solo privatamente.

Come è possibile approfittare di un’emergenza sanitaria per battere cassa? Servirà riflettere sul rapporto tra Sanità Pubblica e Sanità Privata in Italia: un rapporto sempre più sbilanciato, trainato dal pubblico con risorse sempre più risicate. Il Sistema Sanitario è sempre meno pubblico, che si speculi sulla nostra salute non è ideologia, ma pura verità. Se non saremo capaci di fermare chi tenta di distorcere il Sistema a proprio favore ci troveremo anche domani nella stessa situazione di oggi e di ieri. Il 75% del bilancio regionale riguarda la sanità. Attualmente il principio di sussidiarietà solidale, ispiratore della legge regionale n. 31/1997 che determina il partenariato pubblico-privato, sta venendo meno. Il Privato ormai entrato prepotentemente nel Sistema Sanitario Regionale sta riservando per sé i settori più remunerativi della sanità e dell’assistenza, lasciando al Pubblico i settori meno redditizi e più dispendiosi. I controlli regionali sulle strutture private sono ridotti e molti dei servizi vengono esternalizzati. È quindi giunto il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità – conclude la segretaria CISL FP – e che ci si impegni a rivedere il Sistema Sanitario Regionale e Nazionale. Che così non vada bene, è sotto gli occhi di tutti”. 

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