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Lombardia in zona rossa, le reazioni. Fontana annuncia ricorso

Foto Pixabay

Sono naturalmente fioccate le reazioni alla notizia della Lombardia zona rossa da domenica 17 gennaio.

Anzitutto c’è da registrare quella del presidente della Regione, Attilio Fontana. «Non condividiamo la scelta di inserire la Lombardia in zona rossa per cui, qualora dovesse arrivare questa ordinanza, proporremo ricorso», ha detto il governatore lombardo intervenendo in diretta a ‘Pomeriggio Cinque’.

«Ho chiesto al ministro Speranza di ripensarci – ha aggiunto Fontana – e invieremo delle accurate note per spiegare le motivazioni della nostra opposizione. Sono stato cauto e ho preteso sempre il rispetto delle regole. Tuttavia ritengo fortemente penalizzante questo scenario, che darebbe un colpo devastante a una grossa fetta dell’economia lombarda. Più volte ho chiesto al Governo di rivedere i parametri perché basati su dati vecchi, in questo caso del 30 dicembre che, oltretutto, non tengono conto di importantissimi indicatori a noi favorevoli, come per esempio l’Rt sull’ospedalizzazione. Purtroppo non abbiamo ancora ricevuto risposta. In Lombardia negli ultimi 15 giorni la situazione è migliorata almeno per classificarci in zona arancione».

Sulla richiesta di deroga alla zona rossa da parte di alcuni sindaci lombardi (tra cui quello di Bergamo, Giorgio Gori, insieme al presidente della Provincia, Gianfranco Gafforelli), Fontana ha sottolineato: «Comprendo bene le ragioni dei sindaci che, evidenziando come i loro territori sono al di sotto della media regionale, chiedono una deroga. Il problema è che tale parametro non è preso in considerazione dal Ministero della Salute e dal Cts nazionale, ma solo l’Rt. Se venisse utilizzato il tasso di incidenza dei positivi su 100 mila abitanti, infatti, oggi la Lombardia non finirebbe in zona rossa. Prendendo in considerazione quel dato la Lombardia ha un’incidenza ben al di sotto di gran parte delle altre regioni italiane, che oggi verranno classificate magari anche in zona gialla».

Nel pomeriggio Fontana aveva anche definito la zona rossa «una punizione che la Lombardia non si merita». Parole che Jacopo Scandella, consigliere regionale bergamasco del Partito democratico, commenta così: «Se la Lombardia è entrata in zona rossa non è certo per qualche punizione, ma perché lo dicono i numeri. Alcune province hanno un’incidenza di casi molto alta, il tasso di occupazione delle terapie intensive causa Covid, da ottobre ad oggi, si è sempre mantenuto oltre la soglia critica e la Giunta non ha lavorato a sufficienza sul tracciamento, sul numero di tamponi effettuati, sulla cura domiciliare precoce».

In un post su Facebook Scandella scrive: «Di fronte alla richiesta formale di una differenziazione delle restrizioni nelle diverse province, cosa che la Regione può chiedere al Governo, la risposta di Fontana è che lui non chiederà nulla, finché non verranno modificati i parametri in modo da rendere tutta la Lombardia ‘zona arancione’. Peccato che secondo quei parametri, approvati da tutte le Regioni, la Lombardia presenta una situazione da ‘zona rossa’. Chiedo anche ai colleghi bergamaschi di sottoscrivere la lettera inviata dal Presidente della Provincia Gafforelli e dal Sindaco di Bergamo Gori: non tutte le province, infatti, se prese singolarmente, sarebbero da ‘zona rossa”. Bergamo, ad esempio, che presenta 61 casi positivi ogni 100.000 abitanti, contro i 299 di Mantova, i 251 di Como o i 226 di Brescia. E almeno riguardo alla scuola, sarebbe più che ragionevole consentire alle province più ‘scariche’ un allentamento delle misure. Solo che Fontana, di nuovo, fa l’unica cosa che gli riesce: si lamenta. Come accaduto ad ottobre, quando serviva intervenire subito per bloccare i focolai di Varese, Monza e Milano, invece che condannare l’intera regione a misure restrittive molto severe».

Il bergamasco Roberto Anelli, capogruppo della Lega in Consiglio regionale, sostiene invece che «un governo in perenne crisi politica e stato confusionale, utilizza dati vecchi di settimane per mettere la Lombardia in difficoltà. È evidente a tutti che i ministri sono più occupati a salvare le proprie poltrone che a pensare al bene del Paese. Solo così si possono spiegare delle decisioni che ormai non solo i cittadini faticano a comprendere, ma anche gli stessi sindaci di centrosinistra. Il Pd regionale se ne faccia una ragione e cerchi di remare dalla parte dei lombardi».

Alessandra Gallone, vicepresidente dei senatori di Forza Italia e coordinatrice del partito in provincia di Bergamo, ritiene che «far ripiombare la Lombardia in zona rossa significherebbe colpire pesantemente una popolazione già stremata da un anno difficilissimo. Nonostante i sacrifici di milioni di famiglie, lavoratori e studenti, il governo vorrebbe chiudere nuovamente la nostra Regione basandosi per di più su dati ormai vecchi e superati che non tengono probabilmente in conto i recenti miglioramenti. Una decisione irresponsabile che rappresenterebbe l’ennesimo colpo letale all’intero sistema produttivo ed economico della Lombardia, che produce il 22% dell’intero Pil nazionale e che è riuscito a sopravvivere in tutti questi mesi grazie alla tenacia e all’impegno quotidiano di tanti lavoratori, della Sanità e della scuola, commercianti, imprenditori e professionisti. E’ inaccettabile che in maniera così superficiale si possano anche solo ipotizzare scelte pesantissime e inspiegabili, basate su parametri obsoleti, giocando sulla pelle e sulla vita delle persone. Ci auguriamo che dal governo arrivi un’immediata retromarcia».

Sulla ipotesi di un eventuale ricorso sull’assegnazione della ‘zona rossa’ interviene anche la vicepresidente Letizia Moratti, assessore al Welfare. «I criteri su cui si basa la valutazione per la definizione della tipologia di rischio e quindi l’assegnazione del colore alle zone – ha sottolineato – devono essere oggetto di necessaria rivalutazione per essere più tempestivi e coerenti con l’andamento epidemiologico. Regione Lombardia viene penalizzata pur avendo una incidenza di contagi per abitante nettamente inferiore a diverse altre regioni e alla media nazionale, sulla base di dati risalenti a due settimane fa, mentre nel frattempo la situazione è di gran lunga migliorata. Occorre pertanto una revisione urgente di questi criteri e dell’eventuale inserimento della Lombardia in zona rossa».

8 COMMENTI

  1. Ma perché sempre la Lombardia???? Che ci sia qualcosa sotto che ci vogliono vedere morti non di covid ma di altro? Fontana prendi una decisione. Come mai in Veneto che fino a pochi giorni fa era il più colpito di tutti é sempre stato o giallo o adesso arancione? Gli indici? Rt? Boh forse bisogna ricontrollare.

  2. La gran parte della popolazione é stanca provata, l’errore gravissimo commesso fin da subito, é stato quello di non dire tutto (anche perché poco si sapeva tutti) e già da questo si poteva prevedere ciò che sta accadendo. L’egoismo/qualunquismo in questi casi si sa esplode e fa in modo che ci si dimentichi in fretta di quanto successo, 500 e passa morti al giorno miete ancora il Covid, ma per certi é come se non fosse vero, si vuol tornare in fretta alle proprie abitudini quotidiane ai propri svaghi di sempre. Basta piccoli sacrifici per il bene comune di tutti, io sono vivo sto bene, e voglio ritornare a fare la mia solita vita, quello che accade non é affar mio.

  3. La Lombardia soffre , il numero basso di terapie intensive 1000 su 10 milioni di abitanti , ad oggi sono 466 occupati . Il veneto hanno 800 su 350 posti di terapia intensiva come il Lazio 800 posti di terapia intensiva è hanno 5 milioni di abitanti .. Questo che li salva dalla zona rossa … Fontana dovrebbe chiedere più aiuto dagli ospedali privati lombardi, gli ospedale pubblici sono pochi in confronto agli abitanti lombardi …

  4. Inutile é domandare soluzioni a coloro che hanno creato il problema della sanità pubblica lombarda, Formigoni, Maroni, e poi Fontana ci hanno portato qui. Gallera capro espiatorio dell’ultima ora “ha pagato” per tutti loro, ma non é sufficiente. E c’é ancora qualcuno che evoca la sanità privata, basta portare acqua al mare, non avete ancora capito che così non ne usciamo più.

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