La Regione Lombardia è stata presa a modello da una prestigiosa rivista scientifica internazionale per la raccolta dati della campagna vaccinale.
«Fin dall’avvio della campagna vaccinale anti-Covid, Regione Lombardia – in collaborazione con il gruppo di ricerca di Giovanni Corrao, professore di Statistica Medica dell’Università Bicocca di Milano – ha predisposto una piattaforma informatizzata che integra tutti i dati raccolti su vaccinazioni, infezioni sostenute da Sars-CoV-2 e dalle sue varianti, ospedalizzazioni, accessi in terapia intensiva e decessi attribuiti a Covid-19, nonché sul ricorso dei cittadini lombardi alle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Regionale», evidenzia la Direzione generale Welfare della Regione Lombardia.
Questo e lavoro, voluto dalla vicepresidente e assessora al Welfare Letizia Moratti, è stato ora pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica ‘International Journal of Environmental Research and Public Health’. L’articolo, dal titolo ‘Eight good reasons for careful monitoring and evaluation of the vaccine campaign against COVID-19. Lessons learned through the Lombardy experience for dealing next challenges’ è un resoconto di ciò che Regione Lombardia ha ‘imparato’ nei primi 12 mesi dalla implementazione della piattaforma e un invito alla comunità scientifica internazionale alla condivisione di esperienze, metodi, dati ed evidenze (qui il link con l’articolo completo: https://www.mdpi.com/1660-4601/19/3/1073/pdf).
«Uno dei nodi emersi duranti questi mesi di pandemia – spiega la direzione Welfare – è che le soluzioni a molti dei difficili problemi che la sanità pubblica deve affrontare richiedono l’accesso a dati di buona qualità. La Lombardia ha una esperienza ormai ventennale nello sviluppo di banche dati sanitarie più informative del mondo, insieme a competenze di ricerca uniche e grandi talenti nel Servizio Sanitario Regionale, nelle Università e negli altri Enti di ricerca».
Dall’inizio della campagna vaccinale, dunque, è stato deciso di predisporre uno strumento in grado di valutarne in tempo reale l’impatto sulla salute dei cittadini. «Era chiaro fin da subito che si trattava di un enorme ‘esperimento naturale’ che avrebbe potuto fornire risposte tempestive alle tante domande che man mano emergevano nel corso della campagna. Ad esempio, data l’iniziale difficoltà di approvvigionamento dei vaccini – prosegue la nota della direzione Welfare – prima di dare avvio alla campagna vaccinale ci si è dovuti interrogare su quali fossero le fasce di popolazione ad alto rischio di manifestare forme severe o addirittura letali dell’infezione alle quali dare priorità nell’offerta vaccinale. Durante le varie fasi della campagna vaccinale, poi, è stato condotto un attento monitoraggio giornaliero non solo della velocità di progressione della stessa, ma anche dei suoi effetti sulla prevenzione degli esiti clinici (infezioni, ospedalizzazioni, decessi) e gli aspetti presi in considerazione sono stati molteplici: la sicurezza dei vaccini impiegati, l’insorgenza delle varianti, la durata della protezione immunitaria, le categorie di cittadini a maggior rischio di perdere la protezione stessa prima di altre».
«Regione Lombardia – conclude la direzione regionale Welfare – ha posto grande attenzione a tutti questi aspetti, consapevole che risposte rigorose, e conseguenti scelte tempestive, avrebbero ottimizzato i benefici e ridotto i rischi della campagna vaccinale stessa».

















