La forza dei riti sta nel mantenersi senza perdere lo spirito originario. Cambiare conservando la propria essenza. Lo ha dimostrato la Scasada del Zenerù di Ardesio, ieri (lunedì 31 gennaio) andata in scena per la seconda volta in tempo di pandemia. La tradizione è stata mantenuta, pur senza la folla che aveva contraddistinto le ultime edizioni pre Covid e con un percorso diverso.
Non è cambiato il punto di partenza: il piazzale del Ponte Rino. Il carro con il fantoccio si è mosso poco dopo le 20,30. Questa volta Flaminio Beretta, a cui spetta ogni anno il compito d’ideare il tema della Scasada, ha immaginato uno Zenerù in fuga verso Parigi alla guida di un pullman. Sul tetto anche una capra e un asinello (chiaro riferimento alla fiera di Ardesio).
Ma, invece di dirigersi verso la capitale francese, il pullman ha imboccato la via che conduce nel centro storico di Ardesio per andare incontro al suo destino ormai segnato. A scortarlo il gruppo degli “Amici del Zenerù” e pochi altri. Uno scenario completamente diverso rispetto a quello visto fino al 2020, con migliaia di persone e un vero e proprio frastuono di campanacci. Il rumore, comunque, non è mancato, tra “cioche”, corni e raganelle.
Dopo aver attraversato via Locatelli e il ponte sul Serio, il carro è arrivato in zona Florida per essere bruciato. Come l’anno scorso, dunque, per il rogo è stato scelto un luogo più periferico rispetto al tradizionale piazzale vicino alla biblioteca. Una volta appiccato il fuoco, le fiamme hanno fatto presto a divorarsi fantoccio, pullman e tutto il resto. Il tempo dirà se il rito ardesiano ha fatto il miracolo di cacciare con l’inverno pure il Covid.
«Anche quest’anno siamo riusciti a portare avanti la tradizione, anche se con poche cioche e pochi amici che ci hanno accompagnato per noi è stato comunque un momento emozionante – il commento del presidente della Pro loco, Gabriele Delbono -. Certo, spiace non aver potuto avere la folla degli anni pre pandemia, soprattutto perché quest’anno i costruttori del carro si sono superati. Un grazie a loro e a tutte le persone che si sono impegnate nell’organizzazione. Speriamo che l’anno prossimo possa tornare la gente e possa tornare il baccano».





















