Nella giornata di oggi, venerdì 19 gennaio, il Museo d’Arte Sacra San Martino di Alzano Lombardo, in collaborazione con l’Accademia Carrara di Bergamo, ha inaugurato l’arrivo della settecentesca Alcova di Ganimede di Grazioso Fantoni il Giovane, nel Salone d’onore di Palazzo Pelliccioli, dove rimarrà esposta venendo inclusa nel percorso museale.
In seguito al riallestimento delle sale della Carrara, terminato a febbraio 2023, la monumentale scultura fantoniana, impossibilitata a far parte della collezione permanente, ha trovato una nuova sede espositiva nel complesso della Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo, che già ospita e custodisce molti capolavori dei maestri della bottega di Rovetta, tra i quali figurano gli arredi lignei delle tre celebri Sagrestie.
Il direttore dell’Accademia Carrara, la dottoressa Maria Cristina Rodeschini, ha fin da subito avvertito l’esigenza che un tale capolavoro non potesse rimanere escluso allo sguardo del pubblico e il Museo d’Arte Sacra, nella figura del suo conservatore, l’ architetto Riccardo Panigada, ha accettato con grande gioia di esserne il nuovo custode. Sarà così possibile ammirare a pochi passi di distanza capolavori sacri e profani della bottega dei Fantoni, instaurando un nuovo dialogo soprattutto tra le sculture di Andrea per la Seconda Sagrestia e di Grazioso il Giovane per l’Alcova, che dai mobili sacri trae ispirazione.
Intagliata dai Fantoni per il conte Gerolamo Sottocasa, in occasione delle nozze con Elisabetta Lupi nella primavera del 1775, la scultura fu originariamente collocata in uno dei palazzi della famiglia, poi spostata presso villa Agnesi (poi Albertoni) di Montevecchia, e infine presso un’altra dimora della famiglia Sottocasa a Pontida. Solo nel 1995 Elisabetta Sottocasa, ultima erede della famiglia, donò l’opera all’Accademia Carrara di Bergamo, dove abbiamo potuto ammirarla fino allo scorso anno. Essa si presenta come un’imponente struttura in legno di noce, con un fornice centrale, passaggio tra la camera e il letto, e due finestre laterali poligonali, sulla quale sono applicate sculture in legno di tiglio; al centro, a coronamento del mobile, si staglia una grande scultura raffigurante Ganimede rapito da Zeus in forma di aquila.
Dal punto di vista iconografico, iniziando dall’ordine inferiore, affiancati da putti che si reggono a festoni drappeggiati, si trovano i riquadri raffiguranti il mito di Apollo e Pan e quello di Ercole e Onfale. Il secondo registro è scandito dalle tre grandi aperture e ad incorniciarle, ammorbidendone i profili, si stagliano quattro figure a grandezza naturale in piedi: il Pensiero scientifico, la Poesia, l’Alba di un giorno di lavoro e la Notte. Nell’ultimo registro si trovano, all’interno di riquadri dai contorni mistilinei, impreziositi da foglie di acanto e contornati da telamoni ammantati da drappi, altre due allegorie riferibili alla famiglia Sottocasa. Infine, sopra l’arco che raccorda tutto l’apparato iconografico si erge il gruppo scultoreo di maggior rilievo con Giove che, tramutato in aquila, rapisce in volo il bellissimo giovane Ganimede.
Il progetto è accompagnato da un catalogo, acquistabile nel book-shop del museo alzanese e in quello dell’Accademia Carrara, che approfondisce l’opera sia dal punto di vista iconografico che stilistico. Comprende contributi di Maria Cristina Rodeschini, Giulia Zaccariotto, Riccardo Panigada, Alessandra Lasagna e Maria Grazia Panigada, con progetto grafico di Federica Cantini e un ricco apparato fotografico. Oltre al lavoro degli specialisti, il sostegno di aziende bergamasche come AriBerg e Svelt, unito a quello di Fondazione Banca Popolare di Bergamo e del Comune di Alzano Lombardo, ha reso possibile questo nuovo allestimento, a memoria di come l’arte sia un patrimonio collettivo da proteggere e supportare.
Maria Grazia Panigada, responsabile dei Servizi Educativi del Museo San Martino, ha inoltre ideato e realizzato, insieme al suo team, un progetto storico-artistico indirizzato ad una classe quarta dell’Istituto Caterina Caniana di Bergamo, che ha dato vita ad un video-documentario per raccontare il viaggio dell’Alcova dai depositi nei quali era custodita, fino alla sua nuova collocazione, ritmando l’elaborato con interviste a coloro che hanno reso questo trasferimento possibile, cioè restauratori, storici dell’arte, trasportatori e responsabili delle istituzioni coinvolte.
Il progetto, a cura di Maria Cristina Rodeschini, Giulia Zaccariotto e Riccardo Panigada si propone quindi di guardare sotto una nuova luce l’Alcova di Ganimede, che, dopo le precedenti collocazioni, si rimette in gioco in un luogo nuovo, ma a lei familiare, grazie alla vicinanza con le altre opere della bottega dei Fantoni, pronte ad ospitarla e darle spazio nel complesso museale alzanese, che le permetterà di essere visibile e visitabile negli orari di apertura del Museo.



















