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“Atalanta, una vita da Dea”: i retroscena del film raccontati dal regista Beppe Manzi

Nella serata di Pasquetta al Cinema Teatro Loverini di Gandino è andata in scena l’ultima delle cinque proiezioni previste del film “Atalanta, una vita da Dea”. Nell’occasione ha voluto essere presente Beppe Manzi, il regista e produttore del lungometraggio realizzato in collaborazione con Atalanta e distribuito da Rai Com e Nexo Studios, che celebra il trionfo nerazzurro in Europa League dello scorso maggio.

Prima della proiezione, il regista è intervenuto per aggiungere alcuni dati e considerazioni personali sul film, uscito lo scorso 14 aprile in 94 sale in tutta Italia e in particolare nella provincia di Bergamo, dove ha riscosso un ottimo successo tanto che in alcune sale resterà visibile anche nei prossimi giorni, con ulteriori proiezioni in programma.
«Innanzitutto fa un bell’effetto essere qui a Gandino, ricordo quando una quindicina di anni fa venivo a presentare il cineforum ed è sempre un’emozione – ha spiegato il regista –. Il film sta andando bene e per me è un orgoglio presentarlo nelle sale e vedere che sono presenti genitori con figli e figli con genitori, tutti coinvolti dall’amore per l’Atalanta, che di fatto è ciò che ha spinto anche noi a portare avanti questo progetto».

Un film realizzato con spirito da tifosi, come sottolinea lo stesso Manzi: «L’idea del film nasce nell’aprile scorso quando l’Atalanta arriva in semifinale di Europa League contro il Marsiglia e subito sono partiti i parallelismi con la gara di Coppa delle Coppe contro il Malines, nel 1988. In quel periodo la mia casa di produzione (Oki Doki Film) stava collaborando con un’altra casa di produzione bergamasca (Officina della Comunicazione) e ci è venuto in mente di raccontare quella partita storica per la Dea. In realtà poi siamo andati anche oltre, arrivando a giocarci due finali in una settimana. Sapendo di poter raccontare qualcosa di speciale, ma anche rischiando di perderle entrambe e non poter raccontare nulla, abbiamo comunque seguito con degli operatori le due finali di Roma (Coppa Italia) e Dublino (Europa League). Alla fine, la storia ci ha regalato una trama perfetta, perché si passa dall’inferno dell’ennesima Coppa Italia persa in finale al paradiso della vittoria più importante contro il Bayer Leverkusen».

Attraverso le parole dei protagonisti, non solo calciatori ma anche dirigenti, ex giocatori, giornalisti e opinionisti, il docufilm racconta giorno dopo giorno la settimana più intensa della storia dell’Atalanta, tanto che il titolo iniziale sarebbe dovuto essere “Una settimana da Dea”, come rivela il regista. Nel mezzo, lunghe carrellate di immagini di repertorio che ripercorrono la storia più recente della società nerazzurra, dall’ultima retrocessione in Serie B (2010) al successivo ritorno alla presidenza di Antonio Percassi, passando per l’arrivo di Gasperini nel 2015, la costruzione del nuovo stadio, il Covid e il continuo trend ascensionale della squadra. Filo conduttore del film, infine, il legame unico nel suo genere tra la squadra e la sua tifoseria, o meglio la sua intera città.

«In realtà – conclude il regista – quando abbiamo cominciato a lavorare al film volevamo evitare di sottolineare che l’Atalanta è l’unica provinciale in cui la squadra e la città sono strettamente legate, perché sappiamo che tutte le città di provincia hanno un rapporto viscerale con la propria squadra. Tuttavia, quanto è successo a Bergamo in questi anni testimonia che qui c’è qualcosa di diverso. Nel film mi piace notare come i giocatori stessi sottolineano lo splendido rapporto che hanno con la città e con la sua gente, si sentono cittadini prima ancora che calciatori. Questo rapporto si riassume secondo me nella frase che dicono sempre Antonio e Luca Percassi, ovvero che l’Atalanta è Bergamo e Bergamo è l’Atalanta».

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