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L’Aci di Bergamo: nuovo codice, vecchie abitudini

Foto Pixabay modificata

Sono passati ormai otto mesi dall’introduzione del nuovo Codice della strada, entrato in vigore il 14 dicembre del 2024, ma non molto sembra essere cambiato sulle strade italiane. Lo rileva anche l’Aci di Bergamo. La sintesi potrebbe essere: nuovo codice, vecchie abitudini. L’Automobile Club orobico ne mette soprattutto in evidenza due: la velocità (con i limiti costantemente ignorati) e l’uso dello smartphone alla guida. Le nuove norme non sembrano aver portato grossi cambiamenti.

La stretta introdotta con molti giri di vite – traduzione: multe – quanto ha “responsabilizzato” gli automobilisti? La guida è migliorata, la disciplina si è consapevolizzata di fronte al numero delle vittime di ogni giorno, con recrudescenza nei weekend? In altre parole, come vanno le cose con le infrazioni, quelle rilevate ma soprattutto gli eccessi che non finiscono verbalizzati dalle forze dell’ordine?», sottolinea l’Aci.

«È chiaro per tutti, da sempre, che il numero delle contravvenzioni sono la punta dell’esteso iceberg che resta sommerso e non rilevato (quindi impunito). E in ogni modo non sono le multe il termometro più puntuale e preciso sulla prudenza o disinvoltura (eufemismo) con cui si trascura o si “brucia” la segnaletica in nome della velocità e della fretta che sembra impossessarsi di molti quando si mettono al volante. Per par condicio sono pericolosi la loro parte anche quanti vanno a rilento o in autostrada occupano la corsia più a sinistra pur procedendo da tartarughe», evidenzia ancora l’Automobile club di Bergamo.

«Qualcuno – si chiede il presidente  Valerio Bettoni – ha costatato un netto miglioramento? Si prenda anche solo una delle più diffuse e pericolose pratiche dei conducenti di ogni età: la distrazione da smartphone e derivati vari della tecnologia da comunicazione mobile. D’altronde si reitera da conducenti quanto facciamo per strada e un po’ ovunque, anche laddove un minimo di bon ton lo escluderebbe: quante sono le persone che si muovono a capo chino per scrutare il telefonino? Non sia mai che si possa leggere in ritardo un messaggio o non rispondere in istantanea”.

Qualche statistica dice che in media si controlla il proprio dispositivo più di 30 volte al giorno, secondo altre fonti si arriva addirittura a 80 volte all’ora. Si dimentica che a 50 km/h un secondo di sguardo sullo smartphone significa come guidare per 13 metri al buio (fonte Aci, ingegner Luigi Di Matteo, coordinatore centrale dell’Area tecnica).

«Fermiamoci a un incrocio e contiamo quante persone stanno usando il cellulare mentre guidano. Scopriremo che sono la maggioranza», ha scritto Walter Veltroni sul Corriere della Sera, commentando l’incidente in cui una insegnante di 43 anni è morta nel tamponamento di un pullman contro un tir sulla Pedemontana. «Quella dallo smartphone è la più grande dipendenza di massa che l’umanità abbia conosciuto» e impone che «il tempo va divorato e non vissuto», conclude Veltroni.

Nell’ultimo weekend di luglio ci sono stati 37 morti sulle strade italiane (18 automobilisti, 12 motociclisti, 3 ciclisti e 4 pedoni, di età fra 7 e 87 anni).

«In definitiva e obiettivamente: qualcuno ha la sensazione che la velocità sulle strade sia diminuita e ci sia più attenzione ai limiti della segnaletica? Notare che ci siamo limitati a due sole fra le principali cause di incidenti stradali», conclude l’Aci di Bergamo.

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