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Il Public House di Esine rivive in un documentario

Ventuno anni di concerti, centinaia di artisti sul palco, una storia che ha segnato la scena musicale della Val Camonica. È quella del Public House di Sacca, frazione di Esine, ora raccontata nel documentario “Quelli del Public” realizzato dalla videomaker Silvia Berretta con la collaborazione di Paolo Mazzucchelli, storico direttore artistico del locale. Il film sarà proiettato venerdì 12 dicembre alle 21 all’auditorium di Costa Volpino, nell’ambito della rassegna “Il Suono della Volpe – Racconti di musica, suoni e storie” organizzata dal Comune (ingresso libero).

Il Public House aprì i battenti il 7 dicembre 1983 per iniziativa di Luigi Chiarolini e Vittorio Calzolari. Nato come pub in un territorio caratterizzato da un’economia legata ad attività siderurgiche, minerarie e tessili, il locale divenne rapidamente un punto di riferimento per la musica dal vivo, avviando una programmazione costante nella primavera del 1985 che si sarebbe protratta fino al 2006.

Sul palco del Public House si sono alternati nel corso degli anni nomi di spicco della scena rock e jazz italiana come Mauro Pagani, Bernardo Lanzetti, Fabio Treves, Tino Tracanna e Sandro Cerino, oltre ad artisti della scena indie emergente quali Afterhours, De Sfroos, YoYo Mundi, Cristina Donà. Non sono mancate presenze internazionali di rilievo: dai Groundhogs di Tony McPhee ai gallesi Man, passando per gruppi provenienti da Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania, Giamaica e Romania. Un ruolo importante il locale lo ha avuto anche nella crescita della scena musicale locale.

Il documentario di Silvia Berretta attinge all’archivio personale di Mazzucchelli e include interviste agli artisti che hanno calcato quel palco, ai fondatori e a chi ha vissuto il locale in prima persona. Il lavoro è arricchito da materiale audio, video e fotografico in gran parte inedito. Per la videomaker, formatasi alla Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano, si tratta dell’ultimo capitolo di una serie dedicata alla musica, dopo i documentari su Franco Cerri, Lovere Jazz e il sassofonista Gianluigi Trovesi.

«Ogni storia ha il potere di essere raccontata, ogni persona custodisce ritagli di sé che, se divulgati, diventano patrimonio di tutti. Questo mi piace fare: mettermi al servizio di storie che vale la pena rendere pubbliche e condivise. Raccogliere il punto di vista altrui e poterlo raccontare è un privilegio che non vorrei mai più perdere», spiega Silvia Berretta.

Mazzucchelli, studioso del rock e considerato uno dei massimi esperti europei di copertine discografiche, si occupa da oltre quarant’anni di programmazione culturale in campo musicale e di valorizzazione della scena locale. Ha ideato iniziative come I Vestiti della Musica e Cinque Dischi per l’Isola Deserta, pubblicato due libri e partecipato al docufilm “Vinilici”. La sua documentazione fotografica e audio ha permesso di preservare la memoria di un’esperienza che ha lasciato un segno profondo nel panorama della musica live italiana.

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