Anche quest’anno si conferma la corsa all’Isee per mantenere i sostegni alle famiglie, in particolare l’assegno unico e le prestazioni agevolate continuative. Una corsa destinata a cambiare volto con la legge di bilancio 2026, che introduce modifiche al calcolo dell’indicatore per favorire le famiglie con figli. A Bergamo il Caf Cisl ha elaborato oltre 34mila dichiarazioni sostitutive uniche, segnando un incremento dell’1,38% rispetto al 2024 e rappresentando circa il 23% delle dichiarazioni provinciali.
L’analisi qualitativa evidenzia che il 56% dei dichiaranti è donna, mentre l’82% è nato in Italia. Le persone coinvolte nelle dichiarazioni sono oltre 101mila, con il 28% delle famiglie composte da quattro componenti. Nel 51% dei nuclei è presente almeno un minore, nel 22% dei casi almeno una persona con disabilità. L’Isee medio si attesta a 21.658 euro, in crescita rispetto ai 20.028 euro dello scorso anno.
Il 19% delle famiglie ha un Isee inferiore a 9.360 euro (limite per l’accesso all’assegno di inclusione nel 2024), mentre il 37% non supera i 15mila euro. Persiste un 2% di nuclei con Isee a zero, senza patrimonio né reddito. La motivazione principale della richiesta resta l’assegno unico per i figli, con oltre il 50% dei nuclei che presenta la dichiarazione per questo scopo. Seguono i servizi per minori (56%), il diritto allo studio universitario (22%) e i servizi socio-sanitari per persone con disabilità (22%).
La legge di bilancio 2026 rivede il calcolo dell’indicatore riducendo l’incidenza della prima casa sulla componente patrimoniale e aumentando la scala di equivalenza per i nuclei con almeno due figli. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, 72mila nuclei bergamaschi dovrebbero registrare un miglioramento: 31mila per la modifica sull’abitazione principale, oltre 56mila per la maggiorazione della scala di equivalenza. L’obiettivo è sostenere le famiglie con figli, permettendo loro di godere di maggiori benefici o di accedere a misure da cui risultavano escluse.
«La Cisl valuta tendenzialmente positivo l’intervento sull’Isee relativo all’innalzamento della franchigia sull’abitazione principale da 52.500 euro a 91.500 euro (120mila euro per le città metropolitane) così come l’inclusione nel patrimonio anche delle giacenze in valuta all’estero, criptovalute, o consistenti in rimesse in denaro», dichiara Candida Sonzogni, della segreteria provinciale Cisl.
«Sull’incremento della scala di equivalenza per i nuclei con almeno due figli (con coefficiente che si incrementa all’aumentare del loro numero), reputiamo che vada proprio nella logica del sostegno alle famiglie con benefici soprattutto sull’assegno unico che, a nostro parere, resta sempre lo strumento di sostegno da privilegiare», aggiunge Sonzogni.
Tuttavia la segretaria Cisl solleva alcune criticità: «Alcune questioni andavano affrontate: per esempio, prevedendo un incremento della detrazione per chi vive in affitto, per non creare discriminazione e trattamento diversificato, così come la decisione di applicare la riforma solo per le prestazioni di carattere nazionale (l’assegno di inclusione; il supporto per la formazione e il lavoro; l’assegno unico e universale per i figli a carico; il buono per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido, pubblici e privati, e per le forme di supporto domiciliare per bambini aventi meno di tre anni di età e affetti da gravi patologie croniche; l’assegno una tantum per ogni figlio nato o adottato) rischia di generare solo frammentazione e confusione tra coloro che si vedranno un indicatore differente a livello territoriale per altre prestazioni. Le riforme dell’Isee non devono snaturarne il senso, anzi ne devono rafforzare il principio di equità sostanziale nel trattare i cittadini».


















