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Rogno: arrestato a Tunisi il presunto mandante del rogo ad un salone di bellezza

L’8 gennaio scorso il Tribunale di Bergamo ha ritenuto F.A., classe 2003, e S.W. responsabili, in concorso tra loro, dell’incendio doloso avvenuto il 18 novembre 2024 a Rogno, commesso in danno di un esercizio commerciale in via Nazionale che era stato completamente distrutto dalle fiamme. L’incendio avrebbe potuto causare ulteriori danni all’incolumità dei residenti nei piani superiori dell’edificio colpito senza il tempestivo intervento di 3 squadre dei Vigili del Fuoco di Darfo Boario.

Le complesse indagini successive, coordinate dalla Procura di Bergamo, condotte attraverso l’esame dei sistemi di videosorveglianza e l’acquisizione di informazioni da persone informate sui fatti, avevano consentito di effettuare una ricostruzione minuziosa dell’evento criminoso, individuando così i tre responsabili: F.A. quale autore materiale; S.W. che l’ha supportato logisticamente, nonché L.D., classe 1989, residente a Pisogne(BS), quale mandante del delitto e che secondo la ricostruzione dei Carabinieri di Clusone, dall’estero aveva ordinato e diretto l’azione criminosa per questioni legate a motivazioni personali ed allo spaccio di stupefacenti.

Successivamente a quell’azione criminosa i Carabinieri avevano raccolto elementi probatori per attribuire agli imputati anche ulteriori episodi violenti, quali l’incendio di un’autovettura e il danneggiamento del portone di un’abitazione, avvenuti a Lovere rispettivamente l’11 e 12 gennaio 2025. Nello stesso periodo L.D., anche attraverso uno dei suoi profili social, minacciava le vittime e le persone a conoscenza dei fatti, affinché non fornissero informazioni agli inquirenti sulle sue attività criminali.

Ma L.D. era già indagato anche in altri procedimenti: infatti era anche risultato destinatario il 21 febbraio 2025 della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, emessa dal GIP del Tribunale di Bergamo nell’ambito di un’ordinanza nei confronti di un sodalizio criminale composto da 10 soggetti, ritenuto responsabile di traffico di sostanze stupefacenti, per importi consistenti, nel territorio a cavallo tra le province di Bergamo e Brescia. Il 5 marzo il GIP di Bergamo aveva disposto per i 3 indagati le seguenti misure: divieto di dimora nei comuni di Artogne e Pian Camuno per F.A.; obbligo di dimora nel comune di Artogne per L.D.; obbligo di dimora nel comune di Pian Camuno per S.W. Successivamente, il 13 maggio 2025 il Tribunale del Riesame di Brescia aveva accolto l’appello del Pubblico Mistero sull’ordinanza del GIP di Bergamo, disponendo la misura cautelare della custodia in carcere per tutti e tre gli indagati (provvedimento confermato dalla Corte di Cassazione).

Al successivo e processo in Tribunale a Bergamo, però, L.D. non aveva preso parte, in quanto già prima dell’incendio doloso si era nascosto all’estero per non essere rintracciato dalle Forze di Polizia italiane. Il procedimento giudiziario si é comunque svolto nei mesi scorsi fino alla sentenza dell’8 gennaio 2026 con la quale il Giudice ha disposto per S.W. la pena di anni 4 di reclusione, mentre per F.A. la pena di anni 5 mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, oltre alla sanzione accessoria della interdizione dai pubblici uffici per anni 5, nonché alla condanna al risarcimento dei danni patiti dalle parti civili costituite, fissando il pagamento di una provvisionale in favore delle parti civili ammontante ad euro 60 mila complessive oltre alle spese legali.

Mentre il processo nei confronti dei due imputati faceva il suo corso, la Procura della Repubblica di Bergamo aveva internazionalizzato l’ordine di custodia cautelare disposto dal Tribunale del Riesame di Brescia nei confronti di L.D., con l’obiettivo di rintracciarlo anche all’estero dove da anni si nascondeva senza farsi mai localizzare e da dove poteva continuare a gestire a distanza le proprie attività illecite tra le provincie di Bergamo e Brescia. Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Clusone, con la collaborazione dei colleghi della Compagnia Carabinieri di Breno(BS), consentivano di localizzare L.D. in Tunisia, dopo spostamenti in altri paesi. Tramite l’INTERPOL le informazioni sono state veicolate alla Polizia di Tunisi, che il 3 dicembre 2026 ha catturato l’indagato nella capitale tunisina dando così esecuzione alla “red notice” emessa nei suoi confronti. Attualmente L.D. è detenuto in carcere a Tunisi, in attesa di estradizione in Italia, per essere a sua volta processato.

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