Giovedì 9 aprile, all’auditorium di Clusone, in serata si è tenuto il convegno “Altre Montagne”, promosso da APE Bergamo e terreAlt(r)e, che ha registrato una partecipazione ampia e attenta. La sala si è riempita rapidamente, con una presenza significativa di giovani, segno di un interesse concreto verso i temi legati ai nuovi modelli di sviluppo delle aree montane. Meno numerosa, invece, la partecipazione degli amministratori locali.
L’incontro ha visto la presenza di relatori di rilievo: Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia; Federica Maino, ingegnere ambientale e ricercatrice presso Eurac Research; e Giovanni Teneggi, consulente per lo sviluppo territoriale a impatto comunitario. A moderare la serata è stata Marta Semperboni, autrice e collaboratrice di eco.bergamo ed Eppen.
Gli interventi sono stati appassionati e rilevanti. In apertura, Luigi Casanova ha offerto una lettura critica della situazione attuale, sottolineando come tutta la montagna italiana, sia quella più sviluppata sia quella marginale, stia attraversando una fase di crisi. Una condizione che, ha spiegato, non può essere affrontata con modelli unici o soluzioni standardizzate, ma richiede approcci differenziati, costruiti a partire dalle specificità di ogni territorio.
Casanova ha ribadito la necessità di percorsi condivisi e partecipati tra tutti i portatori di interesse — sociali, economici e ambientali — anche alla luce delle sfide imposte dai cambiamenti climatici. Ha inoltre evidenziato l’inadeguatezza delle strategie del passato, come l’espansione infrastrutturale e il consumo di suolo, sottolineando invece l’urgenza di innovazione e della capacità di trattenere e valorizzare le energie giovani. Solo attraverso una progettazione condivisa, ha concluso, sarà possibile costruire un rilancio credibile delle terre alte, a partire da contesti locali come Clusone.
Federica Maino ha illustrato i metodi di ricerca e di progettazione comunitaria utilizzati da Eurac Research nell’approcciarsi alle diverse economie locali con cui il suo centro di ricerca si interfaccia. Ha portato diversi esempi di economie resilienti e territori che sono stati capaci di reinventarsi.
Giovanni Teneggi, infine, ha proposto una riflessione articolata sul ruolo delle aree montane come veri e propri laboratori di “economia comunitaria” o locale. Un modello che mira a ricongiungere comunità e impresa, restituendo ai cittadini un ruolo attivo nei processi di trasformazione delle risorse in reddito e lavoro, con una prospettiva di continuità intergenerazionale, e alle imprese un legame più stretto con il territorio.
Mentre stanno crescendo esperienze di imprese partecipate dalle comunità montane, capaci di riprodurre condizioni storicamente fondamentali per la vita in quota, la montagna genera economia,cultura e nuove forme di appartenenza. A supporto di questo argomento, Teneggi ha portato diversi esempi concreti e funzionanti di economie innovative in contesti montani.
A chiudere la serata è stata proprio la forte risposta del territorio, con un dibattito vivace e propositivo: la partecipazione numerosa e attenta ha evidenziato come in Val Seriana esista un interesse vivo e diffuso verso il futuro delle proprie comunità. Non solo ascolto, ma anche desiderio di essere parte attiva nei processi di cambiamento. Un segnale chiaro di una volontà partecipativa che, se raccolta e valorizzata, può diventare una delle leve più importanti per costruire percorsi concreti e condivisi di sviluppo per le terre alte.


















