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Riapre il rifugio “Tagliaferri”, continueranno a gestirlo Cesco e la sua famiglia

Da giovedì 25 giugno riapre il rifugio “Nani Tagliaferri”, a 2.328 metri di quota, al Passo del Venano, nel territorio di Schilpario ma di proprietà del Comune di Vilminore di Scalve. A gestirlo saranno ancora la famiglia Tagliaferri e lo storico rifugista Cesco, 80 anni, più della metà dei quali trascorsi lassù. La struttura l’ha infatti costruita lui, nel 1985, in onore di suo fratello maggiore, Nani, morto quattro anni prima nella spedizione del Cai scalvino sulle Ande peruviane, sul Pukajirka.

L’annuncio della riassegnazione è avvenuto martedì 23 giugno, dopo che la Commissione comunale di Vilminore formata da tecnici ha esaminato le due offerte ricevute per la gestione del rifugio. Sì perché il 19 maggio il Consiglio comunale aveva dovuto approvare degli atti per regolarizzare la situazione, dopo che nel 1996 venne rilasciata una concessione trentennale del diritto di superficie del terreno in cui sorge il “Tagliaferri”, che dal Comune passò alla Sezione CAI di Bergamo. Una concessione senza possibilità di rinnovo, da qui la scadenza della convenzione e l’indizione di un bando a evidenza pubblica per la riassegnazione della gestione del rifugio.

Il Cai di Bergamo ha partecipato al bando congiuntamente a Cesco Tagliaferri e famiglia, che si è concluso come la maggior parte degli escursionisti si auspicavano: il riaffidamento a Cesco e alla figlia Stefania Tagliaferri, al genero Uberto Pedrocchi, alla nipote Giulia Raineri e, come rinforzo, all’altra figlia Marinella. Tutto proseguirà come negli ultimi 41 anni. Soddisfatta anche l’Amministrazione comunale di Vilminore, con in testa il sindaco Pietro Orrù: “È da gennaio che abbiamo cercato la strada più corretta da seguire, condividendo il percorso con il Cai di Bergamo. Il risultato ci rende particolarmente felici e io lo sono ancora di più per il legame speciale che ho con Cesco e la sua famiglia”.

Cesco Tagliaferri e il resto del team sono pronti a riaprire il rifugio già giovedì 25 giugno. “Saliamo con l’elicottero a portare ciò che ci occorre per la stagione e possiamo dire che a mezzogiorno prepareremo la prima pastasciutta. Inizieremo a farla al pomodoro, poi quando saremo a regime potremo sbizzarrirci un po’ di più”, commenta il rifugista-chef. Se non ci fosse stato l’inghippo del bando, quest’anno l’apertura sarebbe potuta avvenire circa un mese fa: “È stato un inverno con poca neve, quindi ce l’avremmo fatta sì. Non come l’anno scorso, quando ancora a giugno al rifugio c’erano due metri di coltre”, dice Cesco Tagliaferri.

L’apertura sarà continuativa fino alla fine dell’estate, poi con l’autunno si vedrà. Indescrivibile la soddisfazione della famiglia Tagliaferri e del suo decano in particolare: “Ce l’ho fatto ancora una volta – scherza – ed è la 41ª. Vado lassù per Nani, con il quale ho condiviso momenti bellissimi e la passione per la montagna. Certo, prima ci mettevo anche meno di due ore a salire al ‘Tagliaferri’ a piedi, adesso ce ne vogliono almeno tre. Ma è sempre bello, non soltanto per il paesaggio: questo rifugio è la mia casa”.

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