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Là dove finisce il buio: a Premolo lo spettacolo che racconta don Bepo Vavassori e don Antonio Seghezzi

Don Bepo Vavassori e don Antonio Seghezzi: è dedicato a due grandi figure della Chiesa bergamasca del Novecento lo spettacolo “Là dove finisce il buio. Due uomini di fede al tempo della Resistenza”, messa in scena nell’ambito del DeSidera Bergamo Festival. La rappresentazione ha debuttato il 2 agosto a Osio Sotto (paese natale di don Bepo Vavassori) e sarà riproposta sabato 30 agosto a Premolo (paese natale di don Antonio Seghezzi).

Il racconto è ambientato nel dicembre 1943 a Bergamo. «Nella cella di un carcere un uomo prega in ginocchio. È don Bepo, al secolo Giuseppe Vavassori – si legge nella sinossi -. Fino a poco tempo prima, di quella prigione era cappellano. Ora, invece, si trova dall’altra parte delle sbarre. Tra quelle mura umide e scrostate, nasce un monologo che è insieme confessione, diario e preghiera. I ricordi si affollano: l’infanzia a Osio Sotto, la Grande Guerra, l’incontro con il poeta e soldato Giuseppe Ungaretti, la nascita del Patronato San Vincenzo, punto di riferimento per migliaia di ragazzi, fino ai giorni drammatici dell’occupazione nazista e alla rete clandestina di sostegno a rifugiati e partigiani».

In una cella vicina, la numero 14, è rinchiuso don Antonio Seghezzi, amico fraterno, arrestato per aver prestato aiuto ai giovani renitenti alla leva. In scena, nello spettacolo, non si vede mai, ma la sua presenza è costante.

«Una storia di fede, amicizia e Resistenza, che si intreccia con le testimonianze di altre figure straordinarie del Novecento bergamasco, come la partigiana Betty Ambiveri e il sacerdote e giornalista don Andrea Spada. Donne e uomini che hanno creduto, anche nei tempi più bui, in un’umanità possibile».

Lo spettacolo è una produzione DeSidera e Teatro de Gli Incamminati, con il patrocinio della Diocesi di Bergamo, co-produzione Fondazione Adriano Bernareggi, con il sostegno del Comune di Osio Sotto. Regia Stefano Panzeri. Musiche originali dal vivo di Simone Riva.

«Fare memoria è un atto di responsabilità e di gratitudine verso il passato, che diventa luce per leggere il presente e costruire il futuro. In occasione dell’80° e del 50° anniversario della morte di don Antonio Seghezzi (1945) e di don Bepo Vavassori (1975), la Diocesi di Bergamo ha voluto promuovere una produzione teatrale che sapesse restituire la profondità e la forza di due figure sacerdotali che, nella drammaticità del loro tempo, seppero testimoniare il Vangelo con coraggio, intelligenza e dedizione – commenta don Davide Rota Conti, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Cultura della Diocesi di Bergamo. Don Antonio e don Bepo sono stati innanzitutto due preti bergamaschi che hanno vissuto la propria vocazione nel cuore della storia, dentro le sfide complesse della Resistenza, dell’esercizio generoso della carità, della passione per la formazione dei giovani, della difesa coraggiosa della dignità umana. Il loro esempio ci interpella ancora oggi».

«Crediamo che lo spettacolo sia un’occasione preziosa per conoscere queste due figure, così importanti per la Chiesa bergamasca del secolo scorso – sostiene il sindaco di Premolo, Omar Seghezzi -. Abbiamo accolto volentieri la proposta di ospitare in paese questa rappresentazione nell’ottantesimo della morte di don Antonio Seghezzi e a pochi giorni dalla sua nascita, avvenuta il 25 agosto 1906».

Lo spettacolo sarà messo in scena sabato 30 agosto alle 21.15 sul sagrato della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo di Premolo (in caso di maltempo nella chiesa parrocchiale). Ingresso libero senza prenotazione.

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