«Voglio che con la mia sostanza sia istituito un ricovero pei vecchi d’ambo i sessi: cioè maschi e femmine poveri impotenti al lavoro ed inabili del Comune di Clusone», scriveva nel suo testamento il nobile Giovanni Sant’Andrea. 95 anni dopo la Fondazione che porta il suo nome si appresta a inaugurare un nuovo nucleo che permetterà alla Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) di superare i cento posti letto. È l’ultimo atto di una storia lunga quasi un secolo, che negli ultimi anni si è intrecciata a quella dell’ex ospedale «San Biagio». I lavori negli spazi delle vecchie sale operatorie si sono conclusi e sabato (31 ottobre), alle 15, il nuovo nucleo verrà inaugurato.

Come spiega Emiliano Fantoni, presidente della Fondazione Sant’Andrea, dopo la ristrutturazione e la riqualificazione dell’ex «San Biagio», «questi erano spazi rimasti un po’ nel limbo. A dicembre dell’anno scorso abbiamo deciso di creare questi nuovi posti per venire incontro alle esigenze di una lunga lista d’attesa, e quindi delle persone sul territorio. Ci è sembrato pertanto giusto affrontare un nuovo investimento, che ammonta a circa 800 mila euro. Le ditte che hanno portato avanti i lavori ci hanno permesso di stare nei tempi, anzi abbiamo concluso in anticipo di circa un mese».

Nel nuovo nucleo sono stati ricavati 17 posti letto, che vanno ad aggiungersi ai 99 su cui la Rsa può già contare. «I nuovi posti sono accreditati, nel senso che avranno tutti i requisiti richiesti dalla Regione in merito all’assistenza da dare all’ospite. Però per questi posti la Regione non erogherà alcun contributo, come già accade per gli altri 13 posti che non sono “a contratto”. Complessivamente, quindi, il Sant’Andrea avrà 116 posti letto, di cui 30 non a contratto», aggiunge Fantoni.

Anche per la mancanza di contributi da parte della Regione, le persone che verranno ospitate nel nuovo nucleo dovranno pagare di più. «Su questi nuovi posti letto il Consiglio d’amministrazione della Fondazione ha deciso di applicare rette differenziate rispetto a quelle in vigore nel resto della struttura. Questo perché si tratta di un nucleo nuovo, oltre al fatto che non potendo contare sui contributi regionali le spese sono più alte – osserva il presidente della Fondazione –. Temporaneamente, quindi, le rette applicate a questo nuovo nucleo saranno differenziate rispetto agli altri 99 posti che attualmente abbiamo in Fondazione».

















