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Fausto De Stefani a Clusone: in Nepal tragedia dimenticata

Non ha voluto parlare di alpinismo, dei suoi «ottomila», del suo sguardo di fotografo. In questo momento, una sola cosa sembra interessare Fausto De Stefani: il futuro del Nepal dopo il terremoto. E a Clusone, invitato dalla sezione Cai «Rino Olmo», il tasto sul quale ha insistito è stato quasi esclusivamente questo.

Dal Paese asiatico De Stefani è appena tornato. Quello che ha visto ancora non lo fa dormire. «Se non andavo giù forse era meglio, perché poi hai voglia di urlare al mondo intero la tua delusione», dice. Il Nepal vive davvero una tragedia dimenticata, come recitava anche il titolo della serata al Cinema Garden. Dopo il terremoto dello scorso aprile, i riflettori si sono spenti presto, l’attenzione della comunità internazionale, come spesso avviene in questi casi, è durata lo spazio di qualche giorno. E ora i nepalesi sono soli con i loro problemi.

«Se ne è parlato in modo esagerato nei primi giorni, adesso invece è come se il problema non ci fosse – sostiene De Stefani –. Invece il problema esiste ancora in tutta la sua spaventosità. In più, oltre al terremoto, c’è anche l’embargo dell’India nei confronti del Nepal: mancano medicinali, combustibile, gas. La gente, anche della valle di Katmandu, di Kirtipur, sta tagliando alberi verdi per far cuocere il riso creando un inquinamento incredibile e facendo venir meno risorse fondamentali per poter respirare meglio».

Un altro scatto della serata
Un altro scatto della serata

Da anni, con la Fondazione «Senza Frontiere onlus», De Stefani è impegnato nell’avviare e sostenere progetti di solidarietà nel Paese asiatico. L’emergenza del terremoto ha moltiplicato questo sforzo. «Dalla fine di aprile abbiamo raccolto più di 760 mila euro, stiamo distribuendo 1400 quintali di riso, 45 mila coperte, 67 mila lamiere. Però, in questo modo, puoi risolvere i problemi di due villaggi, perché l’emergenza durerà qualche anno. Però è una guerra fra poveri: non avrei mai voluto vedere che per un sacco di riso la facessero a coltellate». Anche per questo l’alpinista sembra pentito di essere tornato ai piedi dell’Himalaya. «Quello che mi rattrista maggiormente – aggiunge – è che la comunità internazionale è completamente assente. Noi come associazioni non risolveremo i problemi del Nepal. Solo la comunità internazionale può aiutare il paese a risollevarsi».

De Stefani è uno dei tanti che, dopo aver conosciuto il Nepal attraverso le scalate, ha finito per lasciarci il cuore. Con la Fondazione «Senza Frontiere» ha contribuito a realizzare diverse scuole, un dispensario medico, ora si pensa a un parco giochi e a un centro sportivo. E, c’è da dire, che proprio le scuole hanno retto alle scosse di terremoto: «Nessuna delle 7 strutture che ospitano quasi un migliaio di bambini e ragazzi ha subito una lesione. Restando in piedi, sono servite come campo base per alcuni ragazzi di Emergency, di Trento e di Brescia che stanno distribuendo viveri, coperte e altro materiale». Forse il Nepal potrà ripartire da qui: da chi non si arrende.

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Categorie: Notizie
Tag: Cai, Cai Clusone, Nepal

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