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Fusione, a Fino del Monte l’ultimo ok. A Rovetta minoranza contraria

Come a Cerete ieri sera in consiglio comunale a Rovetta la minoranza consiliare ha votato contro la fusione, presentando motivazioni simili a quelle già portate nella seduta del vicino paese della Valle Borlezza.

«Si tratta di un progetto sbilanciato – ha detto il capogruppo di minoranza Mauro Bertocchi -. Il nuovo comune unico dovrà gestire realtà abituate ad avere un proprio ruolo. Gli amministratori che stanno lavorando alla fusione hanno presentato costi che si andrebbero a tagliare, ma quando parliamo delle persone che lavorano per i comuni, ci stiamo riferendo a risorse per la collettività, non di soli costi. Un problema importante è legato alla rappresentatività: alcuni nuclei abitati potrebbero non essere rappresentati. Anche l’assenza di garanzie sulle scelte future è un salto nel buio. Viene proposta una facile equazione: la fusione farà risparmiare, ma siamo così sicuri che questo avverrà? Se così fosse tutti i comuni grandi avrebbero meno debiti e meno tasse, mentre invece non sempre in queste realtà si hanno servizi migliori. Spesso alle dimensioni più grandi equivalgono invece sperperi e mala gestioni. In poche parole si potrà risparmiare, ma il vero risparmio lo farà lo Stato eliminando i trasferimenti. Anzi ci saranno nuovi costi, basta vedere le spese per l’organizzazione degli uffici comunali presso il municipio di Rovetta, già 30.000 euro sborsati. Tra i comuni che vogliono fondersi non ci saranno distanze importanti, ma per alcuni cittadini lo saranno comunque. Il risparmio con cinque municipi che resteranno attivi non rappresenta una diminuzione dei costi. Viene detto che non cambierà nulla per quanto riguarda i plessi scolastici, le pro loco e le associazioni, eppure le garanzie non ci sono. I patrimoni acquisiti per anni dai singoli comuni verrebbero conferiti a un terzo soggetto senza che sia garantita la rappresentatività di chi ha partecipato alla realizzazione dei beni. Se rimangono i cinque comuni e vengono mantenuti gli sportelli, non ci saranno inoltre i risparmi annunciati. Non è vero che diminuirà il costo della politica, rispetto al dato attuale, la spesa massima sarà maggiore di circa 20.000 euro. Oggi non possono garantire che il sindaco del comune unico si ridurrà l’indennità. Non è vero inoltre che le amministrazioni non riescono più a svolgere le proprie funzioni, anzi possiamo ammettere che i servizi sono migliori rispetto ad altre realtà, vedi il fatto che i comuni riescono comunque a portare avanti investimenti. Siamo sicuri che valga la pena vendere la nostra autonomia? Finiti i contributi resteranno i problemi senza contare che lo Stato potrebbe cambiare le carte in tavola nel corso del progetto. Il contributo è ingente, ma non dimentichiamo che lo Stato prevede risorse anche per le unioni dei comuni, ma a sentire i sindaci i fondi sarebbero già stati presi. Per allettare la cittadinanza si parla di come si potrebbero utilizzare i fondi elencando grandi opere. Perché si vuole ipotecare così il futuro dei nostri comuni? Entrando nel merito delle scelte basta dire che la variante di Cerete andrebbe invece realizzata con i fondi della Regione. Ci dovremmo interrogare anche su quello che stanno facendo i nostri consiglieri regionali per portare a casa queste risorse. I processi di fusione sono stati pochi, le aggregazioni non sono facili, eppure poco conta che i nostri comuni siano stati attenti alla spesa per tutti questi anni. Non crediamo corretto associare la fusione a idee di lungimiranza e futuro, la lungimiranza è una qualità che potranno decidere solo i cittadini e solo tra qualche anno. Non è chiaro quale maggiore peso politico avrà il nuovo comune. Basta pensare al fatto che oggi in comunità montana questo territorio pesa cinque voti, uno per ciascun comune. Forse comuni più grandi potrebbero ottenere maggiori privilegi, ma può essere vero anche l’esatto contrario, sono stati i comuni più grandi a soffrire per primi del patto di stabilità. Crediamo che questa legge serva più per promuovere aggregazioni tra micro comuni. In conclusione diciamo no perché è troppo grande, disomogenea e non garantisce la rappresentanza di tutti i territori. Proponiamo di credere di più all’unione dei comuni. È una scelta che vogliono gli amministratori per le logiche degli amministratori, non per quello che serve realmente alla gente. Pensiamo che sia una fusione troppo complessa, in primo luogo perché non graduale. In ultimo vorrei aggiungere una riflessione personale piena di amarezza. Voi amministratori di maggioranza che potete decidere indipendentemente da noi, rappresentate in qualche modo la continuità di chi vi ha preceduto. Penso ai primi cittadini Marinoni, Pedrocchi, Benzoni, Marinoni: questi sindaci si sono fortemente dedicati nella valorizzazione di Rovetta lasciando a voi un Comune dalla straordinaria ricchezza, con importanti strutture, tra queste anche la piscina. Nonostante la pressione fiscale, il nostro è un Comune in cui c’è un adeguato riscontro in termini di qualità dei servizi. Voi dovreste essere fieri custodi di questo patrimonio e invece state obbligando i nostri cittadini, con una silenziosa informazione sulle conseguenze, ad andare a fare un referendum che è uno schiaffo agli amministratori che vi hanno preceduto. State precludendo spazio ai futuri cittadini rovettesi in primo luogo la possibilità di amministrare questo Comune. State decidendo un futuro problematico, svendendo il nostro patrimonio in favore di un comune unico che vi rende infedeli custodi di quella continuità storica e di quella serenità che i cittadini devono avere. In questo momento di difficoltà possiamo scegliere di essere uniti e questa possibilità c’è da subito con l’Unione dei Comuni della Presolana, senza irreversibilmente fonderci con gli altri comuni».

Il sindaco Stefano Savoldelli ha risposto: «Sono combattuto: da un lato mi sento lusingato, dall’altro ho la necessità di dovere chiarire alcuni aspetti. Lusingato perché quando si dice che Rovetta è un comune gestito bene, posso dire di essere in amministrazione dagli anni ‘90. Non mi piace sentire che “se Rovetta è un bel paese sia merito degli altri”. In questa maggioranza c’è gente che si è fatta il “…” così per rendere migliore Rovetta. Il tutto per l’ambizione amministrativa di fare qualcosa di buono per me, per la mia terra per la mia famiglia. Se faccio qualcosa per Rovetta lo faccio per il territorio. Non stiamo svendendo Rovetta: il nostro futuro è ancora nostro, solo che ci stiamo prendendo per mano con altre persone che vogliono affrontare questa sfida con noi. Nessuno ha detto che siamo in una situazione al limite della sopravvivenza. Se a novembre la gente verrà messa di fronte a una scelta forte, la popolazione si prenderà l’impegno di informarsi per potere dire sì o no. Chi non va a votare non conta nulla. Più democrazia di questo?! Se non ci sarà la fusione il comune di Rovetta non muore. In queste settimane stiamo lavorando alacremente per cercare di cogliere possibilità di finanziamento per quelli che riteniamo interventi strategici. Noi stiamo lavorando come se il comune di Rovetta ci sarà sempre. I cittadini di San Lorenzo non sono in crisi di identità nonostante non abbiano un perimetro che dice “voi siete cittadini del comune di San Lorenzo”. E poi cosa ci sarà? Se si vota un’amministrazione di farabutti il risultato non ci sarà, la differenza la faranno le persone. Le identità dei nostri centri fanno parte di una struttura sociale non definita da confini amministrativi. Il tema dell’unione è importante. La nostra amministrazione ritiene necessario per il comune di Rovetta, per mantenere un ruolo di traino del territorio, che le funzioni siano associate. E lo facciamo. Mentre la fusione è un tema che va posto all’attenzione dei cittadini. Ma l’unione ci porta a fare un doppio passaggio per ciascun atto amministrativo. Sulle indennità di carica voglio dare un dato oggettivo: attualmente la sommatoria massima di quello che si sborsa nei cinque comuni per gli amministratori comunali è 132.000 euro. Oggi noi costiamo 80.000 in base al fatto che qualcuno si è ridotto l’indennità. Il nuovo comune avrà un massimo di 102.000 euro. La rappresentanza andrà definita per legge, in quanto lo statuto prevede che sulle aree del comune dovranno esserci forme di partecipazione. Si possono fare mini consigli, oppure un’opportunità interessante è quella delle “commissioni consulta” delle località. Ci sono diversi scenari e noi possiamo prevedere e provare una bozza di statuto prima del referendum per prevedere anche una rappresentanza delle località. Per il decentramento amministrativo abbiamo previsto lo sportello unico. In ogni comune si potrà andare nello sportello e avere ogni risorsa a disposizione. Nell’aggregazione dei servizi ci saranno riduzioni di costi, perché togliendo di mezzo sei segreterie e ragionerie, ovvero quella quintuplicazione di spazi che è ora necessaria, la riduzione di spazi si tradurrà anche in una riduzione di costi. Non vogliamo mica fare diminuire i servizi. Non vogliamo nemmeno pregiudicare quello che potranno decidere i nuovi amministratori. Noi siamo in una fase costituente e i nuovi amministratori decideranno cosa sarà meglio organizzare. Questo non è un programma amministrativo, può essere che io alle elezioni per il comune unico possa essere in una lista diversa da quella in cui si presenterà un altro sindaco con il quale oggi si sta realizzando il progetto. Bisogna capire la dimensione della fase costituente che stiamo vivendo. Non si può parlare di terzo soggetto a cui vengono affidati i beni dei comuni, siamo noi che saremo ancora artefici del nostro futuro e noi non stiamo svendendo nulla. Anche gli altri metteranno in condivisione i loro patrimoni. Al di là dell’aspetto estetico e affettivo abbiamo dei territori con patrimoni interessanti, di natura ambientale, impianti sportivi e spazi di vario genere. Le ricchezze saranno messe in condivisione, ma saremo ancora noi i fruitori di tutto questo, non le stiamo dando ai romani. Concludo dicendo che la nostra non è una forzatura, è una scelta forte che proponiamo al vaglio della popolazione che avrà la possibilità di valutare il comune unico».

Consiglio comunale Fino del Monte

Toni ben diversi a Fino del Monte, dove ieri sera, poco dopo la seduta di Rovetta, si è riunito il consiglio comunale con il quale si è chiuso il giro di votazioni delle cinque amministrazioni coinvolte nel progetto di fusione. Sabato mattina il progetto è passato anche a Onore. Il sindaco di Fino del Monte Matteo Oprandi ha ringraziato la minoranza per la partecipazione alla stesura del progetto; mentre le minoranze di Cerete e Rovetta si sono defilate negli ultimi mesi di lavoro, il gruppo di minoranza di Fino ha partecipato attivamente con alcune proposte inserite nel progetto. «Il lavoro fatto – ha detto il capogruppo di minoranza Giulia Bellini – è stato svolto bene. Se non dovesse passare la fusione lavoreremo comunque ancora su questo tema anche negli anni successivi». «Noi andiamo ad approvare un progetto di fusione – ha detto il sindaco – non pensando a una logica di campanili che si fondono, ma di un territorio che trova la sua nuova dimensione. Sarà la prossima amministrazione che potrà entrare nel dettaglio su come gestire i singoli aspetti. Sarà con la prossima campagna elettorale che si potranno proporre i progetti per il futuro di questo territorio». Ora il documento approvato nei cinque consigli comunali sarà mandato in Regione per l’avvio della proceduta di fusione dei comuni. Alla fine di novembre o all’inizio di dicembre la popolazione sarà chiamata a esprimersi sulla fusione. In una scheda a parte si potrà scegliere anche il nome del nuovo comune unico. Sei le proposte: Borghi Borlezza, Borghi Presolana, Valborlezza, San Narno, Valleggia e Larna.

 

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