Quanto sia stata importante la figura di Ronnie James Dio nel mondo dell’hard rock e del metal è risaputo, un cantante che ha saputo entrare nei cuori di milioni di fans di tutto il mondo sia per la sua militanza nei Rainbow e nei Black Sabbath ( poi Heaven & Hell ) che con la sua lunga carriera solista. Oggi, a sei anni dalla su scomparsa, avvenuta il 16 maggio del 2010, il suo ricordo è più vivo che mai, grazie anche a questo nuovo supergruppo formato da Craig Goldy alla chitarra ( nella band di Dio per 3 dischi ), da Vinny Appice alla batteria ( presente in quasi tutti dischi di Dio, oltre che nei Black Sabbath e negli Heaven & Hell ), da Sean McNabb al basso ( Quiet Riot, House of Lords, Great White, Dokken, Lynch Mob ) e dal cantante Chas West ( Red Dragon Cartel, Tango Down ). Da notare che lo stesso Appice è coinvolto anche in un altro progetto, i Last in Line, usciti proprio in questi giorni con l’album d’esordio e formato anche in questo caso da ex appartenenti alla band solista di Dio, ovvero Vivian Campbell e il purtroppo recentemente scomparso Jimmy Bain.
In cabina di regia di questo progetto troviamo Alessandro Del Vecchio, ormai sempre più personaggio di spicco della scena hard rock contemporanea, sia come musicista ma soprattutto come compositore e produttore. La quasi totalità delle composizioni di questo lavoro porta infatti la sua firma, sia insieme agli altri musicisti che in solitaria. Fin dall’opener “Distant Prayer” è Goldy a prendere per mano la band, con i suoi classici riff, ben coadiuvato da una sezione ritmica massiccia e con un drumming facillmente riconoscibile tra molti. Ma la vera sorpresa di questo disco è West, capace di districarsi alla grande sia sui pezzi più melodici come appunto “Distant Prayer” e cose più decisamente più Dio-oriented come “Who Do You Run To” ( scelta come primo singolo ) e “Never Say Goodbye”. “Livin’ Out Loud” ha un tiro quasi seventies, mentre in “Wash Away” è la melodia a farla da padrona, in uno dei migliori pezzi del disco. Ma si viaggia su livelli alti anche in “Path Of Love” e “Had Enough”, una cavalcata molto british e con chiari rimandi al più volte citato Ronnie James Dio. Altra gemma partorita dalla penna di Del Vecchio è “Don’t Have To Fight No More”, hard rock di classe purissima con un West sugli scudi. Segnalo che la versione giapponese del disco contiene come bonus track la versione pianoforte e voce di “Never Say Goodbye”, che in questa versione diventa una ballata veramente emozionante. Indipendentemente dall’influenza della musica di Dio sui musicisti coinvolti questo è un grande disco di puro hard rock, sarebbe veramente un peccato trascurarlo per partito preso ( la storia della cover band di lusso davvero non regge).


















