Ci sono la sala d’attesa e la biglietteria, la carrozza con tanto di finestrino, i bagagli e pure le stampe di una volta. Sembra davvero di viaggiare in treno, alla casa di riposo di Gandino, dove è sui binari di partenza il progetto di terapia non farmacologica realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano. L’inaugurazione è in programma sabato (27 febbraio), alle 16.
«Il treno terapeutico non è altro che una modalità per simulare qualcosa di normale che abbiamo vissuto nella nostra vita: tutti abbiamo preso un treno, siamo andati in una biglietteria e abbiamo affrontato un viaggio, che è anche un paesaggio che ci scorre accanto con ritmi, tempi e suoni – spiega il direttore sanitario della struttura, Cesare Maffeis –. Per realizzare questo progetto è stato studiato un percorso attraverso il quale sono stati costruiti spazi idonei all’anziano, ma anche a partire dalla memoria che lui può avere dei suoi viaggi di una volta».

«Questo progetto – prosegue Maffeis – non è solo della Fondazione “Cecilia Caccia”, ma anche di volontari, benefattori e personale: tutti si sono adoperati per raccogliere fondi. Inoltre, abbiamo potuto contare sulla collaborazione del Politecnico di Milano con l’architetto Alessandro Biamonti e anche Ivo Cilesi, un pedagogista che lavora a questo tipo di terapie non farmacologiche».
La collaborazione con l’Università è destinata a proseguire. «Da anni c’è sempre più la ricerca di terapie non farmacologiche nella cura della demenza di Alzheimer, di solito trattata con farmaci e cure contenitive per limitare l’aggressività e la tendenza al vagabondaggio dell’anziano – spiega ancora Maffeis –. Ma le terapie non farmacologiche oggi non hanno validità scientifica, nel senso che nessuno ha dimostrato nulla. Per questo l’idea è sviluppare col Politecnico un percorso di ricerca per far sì che questo tipo di terapie, che secondo noi funzionano, siano anche dimostrabili grazie a una serie di dati».

Il progetto è passato anche attraverso una meticolosa ricerca degli oggetti adatti a ricreare l’ambiente delle stazioni e delle carrozze di una volta. «Il treno è una simbiosi di caratteristiche moderne assieme ad altre che richiamano i ricordi dei nostri ospiti – spiega Pino Servalli, del servizio animazione –. L’aspetto moderno sta nei materiali utilizzati, nel computer che regola i viaggi, nelle due telecamere che consentono di monitorare i nostri ospiti anche attraverso tabelt o computer. Poi c’è l’aspetto vintage. Abbiamo messo valigie antiche, finti mattoncini, una vecchia panchina, un orologio. Questo ha permesso di creare questo ambiente che dalle prime prove risulta molto accogliente per i nostri anziani. Gli ospiti potranno viaggiare anche con i loro famigliari: è un ambiente protetto che può facilitare la relazione e stimolare il ricordo». Il treno terapeutico si affianca ad altri percorsi già avviati: «Utilizziamo la bambolaterapia e la musicoterapia. Stiamo allestendo un acquario virtuale e un camino virtuale, dove creare angoli rilassanti. Stiamo adeguando tutto il primo piano per aiutare i nostri anziani a vivere in maniera più adatta alle loro esigenze».
«L’intendimento nostro è quello di migliorare il tenore di vita degli ospiti e anche del personale – spiega Giancarlo Nodari, presidente della Fondazione «Cecilia Caccia» –. Stiamo sistemando anche la palazzina degli uffici e alcuni mesi fa abbiamo inaugurato il nuovo parco. Tutti interventi realizzati senza incidere sulle rette degli ospiti».
















