«Per sconfiggere la criminalità organizzata bisogna prima di tutto conoscerla e capire come comunica»: sono parole di Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università Statale di Milano intervenuto ieri sera all’auditorium delle scuole elementari di Clusone insieme a Federica Cabras, ricercatrice presso la stessa Università.
«Non è una novità che il Nord sia stato colonizzato – ha detto Dalla Chiesa -: il primo omicidio per mafia in Lombardia è avvenuto negli anni ’50. La nostra Regione non è più da tempo “a insediamento non tradizionale“, anche se si fa fatica a ottenere condanne per mafia con reati che al Sud avrebbero questo esito».
E tra le criminalità quella più diffusa è la ‘Ndrngheta. «Mafia, Ndrangheta, Camorra – ha detto lo studioso – non sono tutte la stessa cosa, ci sono differenze che pesano. È l’Ndrangheta che sta andando alla conquista del Nord, proprio per la sua vocazione colonizzatrice. Ed è sbagliato pensare che queste siano persone che vengono al Nord per investire in borsa. Nella società di oggi per farlo basta schiacciare un bottone e non serve spostarsi fisicamente. Il mondo della criminalità organizzata non sta sopra di noi, la diffusa rappresentazione si è nutrita di un’autorappresentazione di uomini in doppio petto. Ma la realtà è diversa. Si muovono infatti dal basso e non per forza nelle grandi città. A loro interessano anche i piccoli comuni, dove non c’è magari una caserma dei carabinieri, dove i controlli sono meno insistenti, dove basta poco per portare una persona nei luoghi che contano e magari anche fare eleggere un sindaco. E non cercano di conquistare da subito la testa del potere. S’inseriscono in piccole aziende. Pensiamo a quale capacità può avere ad esempio il personale di un’impresa di pulizie in grado di entrare in una sede di un tribunale o in un comune. O ancora anche un semplice infermiere con il potere di reperire una sala in cui allestire una riunione senza rischiare intercettazioni. A noi interessa l’anatomia di tutte queste singole persone».
Ed è importante imparare a conoscere il loro linguaggio. «Comunicano in un modo diverso – ha detto Dalla Chiesa -, anche stando in silenzio. Una persona di un clan non viene invitata a un matrimonio? Significa che è fuori dal gruppo e come abbiamo ricostruito in un caso, che è già stato condannato a morte. Parlano tantissimo, ma attraverso un altro linguaggio e lo fanno nei luoghi pubblici, nei bar, nei ristoranti, in mezzo alla gente e esibendo il loro potere».
L’incontro ha visto la collaborazione di tre associazioni culturali: “il Testimone”, “Il Circolo Culturale Baradello” e Alia Progetto Cultura, il neonato coordinamento delle associazioni culturali dell’Alta Valle Seriana.

















