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Vertova, ricordati i 7 partigiani uccisi nel 1944

È iniziata al cimitero di Vertova con la deposizione di una corona voluta dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) della Valgandino la commemorazione dei sette partigiani uccisi nell’agosto del 1944 in Valvertova.

Dopo l’eclatante gesto compiuto dalla Resistenza il 16 agosto 1944, quando un gruppo di partigiani fermò due treni a Gazzaniga facendo anche alcuni prigionieri, il giorno successivo la rappresaglia nazifascista si scatenò sulla Val Vertova dove si erano recati i giovani protagonisti del raid alla ferrovia. I partigiani nulla poterono contro la pioggia di bombe rovesciata su di loro con i mortai, cinque caddero nei pressi del torrente oggi famoso per la sua bellezza naturalistica, altri due vennero uccisi al Roccolone di Cavlera il 22 agosto 1944.

Vertova commemorazione partigiani uccisi nel 1944 in Valvertova 2
Vertova, un momento della commemorazione al cimitero.

«In anni di disimpegno – ha detto il sindaco di Vertova Luigi Gualdi – e di solo pensare a se stessi, queste vicende sono un esempio di quei valori che non sono del medioevo: sono dei nostri padri e genitori».

Vertova commemorazione partigiani uccisi nel 1944 in Valvertova i presenti alla cerimonia

«Due riflessioni – ha detto Mauro Magistrati, Presidente della sezione ANPI di Albino -: oggi è la prima vera uscita pubblica di Angelo Bendotti dopo il processo che lo ha visto protagonista uscendone nell’unico modo in cui poteva, completamente innocente. Bendotti ha dimostrato che la storia va maneggiata con cura. L’assoluzione è un riconoscimento del suo merito. Questa Valle ha dato ancora oggi dimostrazione di essere capace di “resistenza” e la raccolta delle 7.000 firme per evitare la realizzazione delle centraline idroelettriche in Val Vertova è un esempio di qualcosa che è stato possibile fare perché esiste la nostra Costituzione. Ogni cosa che arriva sui territori deve essere accettata dal basso in virtù di quelle possibilità che sono sancite nella nostra Carta fondamentale, la Costituzione che abbiamo scritto noi, non gli americani ed è frutto del sacrificio dei partigiani. Per questo vogliamo che la Costituzione non venga cambiata a colpi di maggioranza, perché deve restare un punto fermo per il nostro Paese e non cambiata da ogni Governo e allora la Costituzione che ci è stata data dai partigiani deve essere tutelata. Se vogliamo onorare in modo compiuto queste persone impegnamoci a dire no a questa riforma».

Vertova commemorazione partigiani uccisi nel 1944 in Valvertova Bendotti
Angelo Bendotti in Val Vertova racconta le vicende che si sono consumate nell’agosto del 1944

«Fermare il treno – spiega Angelo Bendotti, presidente dell’Isrec (Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea) – è stato qualcosa di straordinario, come ha riconosciuto anche lo stesso Bepi Lanfranchi (comandante della brigata “G. Camozzi”). Solo uno come Mino Delbello poteva pensarci. Delbello era capace di azioni di una certa risonanza. Delbello aveva già agito anche prima, era riuscito a colpire la stazione dei carabinieri di Gromo dove ha recuperato le armi. È stata quindi un’azione forte e forse fino in fondo non era chiara la capacità del nemico di potere attivare rappresaglie come quella che c’è stata in Val Vertova e forse si è sbagliato a confidare nel riparo di queste gole e di questi boschi».

In Val Vertova il 17 agosto 1944 caddero Paolo Merelli di Vertova (anni 18), Giuseppe Torri di Casnigo (anni 20), Giovanni Gravina di Fiorano al Serio (anni 41), Giulio Carrara di Vertova (anni 18) e Angelo Mangili di Bergamo (anni 21).

Il 22 agosto in località Roccolone di Cavlera vennero uccisi Nazzareno Fragnito di Benevento (anni 37) e Leone Moroni di Colzate (anni 21).

4 COMMENTI

  1. Il Mino,povera anima persa:tutto si potra scrivere e dire di lui della sua fine,ma mai mai che fosse un Partigiano attendista,questo lo erano altri non lui! Rip Mino.

  2. Ho letto una frase dove hanno combattuto i nostri soldati nel 15-18: PERCHè VIVA LA MEMORIA,
    LUCE AL SAPERE PER AMARE IL CONOSCERE.

  3. Credo che un ulteriore riconoscimento postumo all’immagine di Angelo Del Bello, Mino, sia davvero un obbligo per ricordare un Partigiano vero, ucciso barbaramente da altri che forse proprio non lo erano, o perlomeno non lo erano più. Onore al Comandante Mino.

  4. Ci sono più modi, per affrontare certi eventi, la guerra ad esempio.
    Ci sono coloro che pensavano/pensano che la guerra vada affrontata da tutti, civili compresi alla stessa stregua.
    Ed altri la pensano/pensavano in modo diverso, cioè che i civili non dovessero essere “tirati in ballo” ma protetti il più possibile da un certo tipo di conseguenze. Mino non era uno di costoro.
    Grande Partigiano. Ma con dei limiti, come tutti…

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