Giacomo Manzù, Arturo Tosi, Attilio Nani, ma anche Ezio Pastorio e Salvatore Quasimodo: l’elenco di famosi artisti e intellettuali è quello di un gruppo che durante gli anni della guerra ha frequentato il centro di Clusone, un Cenacolo Culturale che si sta cercando di riscoprire anche attraverso lo studio di alcuni documenti.
Alcune carte oggi sono nella disponibilità dell’Università degli Studi di Bergamo che sta cercando di avviare uno studio su questa particolare pagina di storia locale.

«Questo affiancamento dell’Università a livello territoriale – spiega il rettore Remo Morzenti Pellegrini – trae origine da una volontà precisa dell’Ateneo, quella di divulgare l’attività didattica e di ricerca nel territorio in cui l’Università è immersa, quella che va sotto il nome di “Terza missione”. Nella logica di valorizzazione territoriale vorremmo in più luoghi della Bergamasca creare un legame molto più forte e non potevo esimermi da fare una prima valutazione di un coinvolgimento territoriale qui dove negli anni del secondo conflitto mondiale, per una coincidenza spazio temporale che va ricordata, diversi esponenti del mondo culturale del tempo si sono ritrovati come sfollati dalle loro città. Nella fattispecie fu una stagione memorabile per la cultura di allora in quanto nei mesi che vanno dall’estate del ‘43 sino alla fine del 1944 Giacomo Manzù, Arturo Tosi, Ezio Pastorio e altri, da non dimenticare anche Salvatore Quasimodo, si ritrovarono a Clusone».
«Questo fu una sorta di cenacolo culturale che io ritengo vada riscoperto e l’Università qui può e deve affiancare un territorio che vuole riscoprire la sua identità e allora stiamo costruendo un progetto di ricerca nel quale mi piacerebbe coinvolgere l’amministrazione comunale, ma anche l’Accademia Carrara e la Gamec di Bergamo, che si è resa già disponibile, per trovare uno spunto, che potrebbe essere appunto il periodo in cui Giacomo Manzù è stato a Clusone, per un progetto di ricerca di carattere storico, ma che vuole essere innanzi tutto la riscoperta di un’identità territoriale attraverso l’opera di Giacomo Manzù nel periodo clusonese si potrebbe quindi costruire una ricerca, affidarla al nostro Dipartimento di Lettere, per riscoprire innanzi tutto il carteggio tra la città di Clusone e Manzù, ma anche il carteggio che è intercorso tra Manzù e gli altri autori. Sarebbe interessante scoprire ad esempio perché e come Manzù e Quasimodo si sono conosciuti. Penso che l’Università debba affiancare i territori che hanno manifestato un interesse culturale. La coincidenza di questa stagione deve essere studiata anche per il recupero di un’identità territoriale».



















