Questa mattina in provincia di Bergamo è scattata un’operazione condotta dalla squadra mobile e dallo Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di stato con arresti e perquisizioni nei confronti di oltre venti persone, in prevalenza ultrà dell’Atalanta. Sono ritenute responsabili di traffico e spaccio di droga, estorsione, rapina e resistenza a pubblico ufficiale.
Dalle indagini è emerso che il gruppo, prima della partita, acquistava e assumeva cocaina, anche dentro lo stadio. Incappucciati, compivano poi azioni violente.
Un centinaio i poliziotti entrati in azione all’alba. Sono 26 le persone indagate, 11 delle quali finite in carcere. Altre 7 sono ai domiciliari. Emessi anche 3 obblighi di dimora e 5 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra gli indagati c’è il figlio di un magistrato in servizio alla Procura di Brescia.
I poliziotti hanno anche eseguito 14 perquisizioni domiciliari e sono stati notificati 30 avvisi di avvio del procedimento di emissione del Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive). Sono stati anche notificati 10 provvedimenti di sospensione della licenza nei confronti di altrettanti gestori di esercizi commerciali (9 a Bergamo e uno in provincia), coinvolti a vario titolo negli episodi ricostruiti dalla polizia. L’inchiesta è stata supportata da centinaia di ore di intercettazioni, con l’impiego di numerose telecamere nascoste.
In giornata, con un comunicato, la Curva Nord ha preso posizione sull’inchiesta. «Lo spaccio di droga – si legge – e men che meno rapine ed estorsioni non sono mai state parte del tifo organizzato nerazzuro nei suoi oltre 45 anni di attività. Anzi la Nord ha sempre odiato curve avversarie diventate schiave di questi problemi. Lo spaccio è opera di singoli e non può in alcun modo fatto passare come un’attività organica alla Curva Nord. Solo una minima parte degli indagati risulta essere tifoso atalantino ed inoltre nessuno di questi è componente attiva del direttivo della Nord».
«È stata messa la maglia della Curva Nord e dell’Atalanta su un’azione di contrasto allo spaccio che non è assolutamente organizzata dalla tifoseria ultrà – prosegue la nota -. Ognuno si prende le proprie responsabilità di ciò che fa nella vita, ma non per questo deve essere coinvolta la Curva in ogni occasione».
L’intero comunicato si può leggere sulla pagina Facebook “Sostieni la Curva”.



















