Gloria rientra al lavoro dopo due maternità. Una delle quali, purtroppo, si è conclusa con la nascita di un figlio disabile. Ottiene i permessi della legge 104, ma da subito si scontra con il titolare. Costui le modifica la mansione, non fornisce un orario rispettoso del suo part time, manifesta un comportamento discriminatorio rispetto a colleghi e colleghe. Dopo numerosi scontri, il rapporto si conclude con le dimissioni di Gloria e un accordo di conciliazione.
Questa e altre storie hanno convinto la Fisascat, il sindacato Cisl del commercio e dei servizi, ad avviare in Bergamasca “Forza Fragile”. Si tratta di uno spazio antidiscriminazioni che sarà attivo in ogni recapito Fisascat, senza orari e senza operatori fissi. A ogni scrivania del sindacato si troveranno persone pronte ad ascoltare, oltre che a individuare forme e strumenti per garantire legalità e rispetto per ogni persona discriminata.
In provincia di Bergamo sono circa 200.000 le donne che lavorano. Se si ritiene a buon diritto che in generale una donna su tre riceva atteggiamenti discriminatori, nel mondo del lavoro questa emergenza riguarderebbe quasi 70 mila lavoratrici, un vero e proprio esercito, spesso senza armi per potersi difendere.
Una condizione, nel caso del lavoro, amplificata dalle percentuali di dirigenti maschi in rapporto alla quota femminile. A Bergamo l’incidenza dell’occupazione femminile rispetto alla popolazione attiva è del 57,2%, contro il 78,6% maschile, e il settore del commercio a Bergamo è un’isola a maggioranza femminile. Nelle imprese bergamasche, le donne sono rappresentate marginalmente tra i dirigenti (6,5%) e i quadri (12,5%), peggio che nella media regionale (9 e 19%), mentre mantengono un certo equilibrio tra impiegati e operai.
Nel settore terziario e del commercio questo gap va allargandosi a vista. Tra commercio, turismo e pulizie, infatti, in un campione rappresentativo analizzato dalla Fisascat a Bergamo, le donne sono il 74% del totale dei dipendenti. Ebbene, nei livelli contrattuali più bassi, la quota femminile sfiora il 90% (è il caso del turismo, con l’86,7%), ai livelli medi la loro presenza scende fino al 50-60% e a quelli apicali il 95% di presenze dietro le scrivanie lo rappresentano gli uomini.
Una situazione di inferiorità che, spiega la Cisl, porta sempre più spesso a “sopportare”, “tollerare” e sicuramente subire il ricatto della violenza (verbale, fisica, psicologica) per paura di perdere il lavoro e la conseguente sicurezza economica. «Di fronte ai ripetuti episodi di violenze nei luoghi di lavoro nei confronti soprattutto di donne – dice Alberto Citerio, segretario generale Fisascat Cisl di Bergamo -, il sindacato non può sottrarsi dal prendere posizione e dal sentirsi pienamente coinvolto nel cercare soluzioni contro quello che sembra ormai una triste consuetudine».
«Con il nostro spazio all’interno della categoria vogliamo fornire supporto pratico e operativo per tutto ciò che attiene il lavoro e la difesa dei diritti, creando una struttura forte e coesa pronta a difendere ogni persona coinvolta in situazioni violente o discriminatorie», aggiunge Terry Vavassori, della segreteria Cisl provinciale. «Siamo fermamente convinti – conclude Corinna Preda, delegata Fisascat e “anima” dell’operazione – di dover entrare in rete con tutti quei partner e associazioni che da sempre sul territorio bergamasco si occupano di violenza di genere e aiutano le donne a vincere la paura, a denunciare e a ricominciare a credere nel proprio futuro».
















