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Bergamo con la valigia, Simone ha messo su famiglia a Friburgo

Sposare una donna tedesca conosciuta attraverso il programma Erasmus, trovare lavoro in Germania grazie alla Banca Popolare di Bergamo e trasferirsi definitivamente a Friburgo anche attraverso un’azienda bergamasca che consente alla moglie di lavorare da casa a 600 chilometri dall’ufficio: è in breve la storia di Simone Dominoni, 46 anni, di Bergamo, dal 2005 nel Paese straniero.

Simone, sposato e padre di due bimbi, ha vissuto per diversi anni ad Alzano Lombardo. «Dopo la laurea ottenuta all’Università degli Studi di Bergamo – spiega Dominoni -, ho lavorato per 11 anni alla Banca Popolare di Bergamo. Nel 2005, come dipendente BPB, ricevetti l’offerta di essere trasferito alla filiale di Monaco di Baviera, proposta che accolsi al volo. A quel tempo mia moglie, tedesca originaria di Freiburg (Friburgo), conosciuta a Bergamo grazie al programma Erasmus, abitava con me ad Alzano Lombardo e il suo datore di lavoro, la Argomm SpA di Villongo, accolse la richiesta di trasferimento a Monaco consentendole di lavorare in telelavoro (lei si occupa di gestire grossi clienti tedeschi della Argomm). Colgo l’occasione per ringraziare la Argomm e il suo Amministratore Delegato, Ercole Galizzi, per la capacità di fare scelte moderne e lungimiranti: non è infatti da tutte le aziende consentire a un lavoratore di operare in telelavoro a 600 chilometri di distanza».

I due una volta in Germania hanno deciso di trasferirsi a Friburgo. «Nel 2007 – continua Dominoni – abbiamo deciso che, per mettere su famiglia, sarebbe stato meglio stare in una delle nostre città natali e la scelta cadde su Freiburg. Sul piatto della bilancia abbiamo messo tutti i pro e i contro delle nostre rispettive provenienze e alla fine abbiamo valutato che la qualità della vita in Germania, in particolare a Friburgo, è più alta di quella di Bergamo».

Nel 2014 Simone ha cambiato lavoro, ora è revisore interno presso la Clinica Universitaria di Friburgo, che con i suoi 10.000 dipendenti è il maggiore datore di lavoro nella zona. «Faccio parte di un piccolo, ma importante ufficio in staff direttamente alla direzione generale col nome di Governance»: spiega Dominoni.

Da sinistra Simone Dominoni, il responsabile dell’ufficio Robert Rilk, Tanja Eckermann e Angelika Daub

Per Simone l’approccio al mondo del lavoro tedesco è stato graduale. «Grazie alla Banca Popolare di Bergamo – racconta – ho avuto la fortuna di avere un ingresso “morbido”, in quanto nella filiale lavorano prevalentemente italiani. La prova più dura è stata passare a un’azienda prettamente tedesca, dove come unico italiano ho dovuto superare pregiudizi da parte di alcuni (pochi) colleghi, trovando tuttavia il sostegno e la cordialità di molti altri».

Quali consigli per chi sceglie la Germania? «Se posso dare un paio di dritte ai giovani che vogliono mettere piede nel mondo del lavoro tedesco, mi sento di dire di imparare innanzitutto la lingua almeno a un livello base che permetta di relazionarsi, poi magari di cercare un primo lavoro che permetta di integrarsi, per poi fare scelte più alte. Il mondo del lavoro in Germania premia fortunatamente la meritocrazia e non funziona in base alle sole conoscenze personali come in Italia; i tedeschi sono tutto sommato molto aperti e, nei riguardi degli italiani hanno spesso un occhio di riguardo, conoscendoli per via delle ferie fatte in Italia. Se oltre a ciò si considera la bassa disoccupazione attuale (siamo al momento intorno al 3% in Baden Württemberg), risulta chiaro che attualmente giovani in gamba abbiano ottime possibilità di trovare un lavoro qua nel sudovest della Germania».

E come si mantengono i rapporti con gli altri bergamaschi? «Li ho instaurati sostanzialmente ex novo qui a Freiburg, dove ho avuto modo innanzitutto di conoscere Teresa Baronchelli, una figura storica dei bergamaschi a Freiburg, essendo qui da alcuni decenni come Presidente del circolo Acli. Assieme a Teresa, che aveva già contatti con altri orobici, abbiamo creato in sordina la delegazione dei bergamaschi nel mondo di Freiburg. Tutti assieme ci troviamo raramente, come per esempio alcuni mesi fa per una cena (vedi la fotografia). Tra di noi tuttavia ci sentiamo spesso e, soprattutto, abbiamo tutti orecchie e porte sempre aperte per qualunque conterraneo abbia bisogno di informazioni o aiuto. Spesso il direttore dell’Ente dei Bergamaschi nel Mondo Massimo Fabretti passa i miei contatti a giovani che hanno richieste di informazioni».

E dal racconto di Dominoni apprendiamo come i gemellaggi dovrebbero essere capaci di mettere in moto più contatti. «Anche con altri italiani ho avuto modo di creare relazioni – continua Dominoni -, tra cui esponenti del consolato italiano di Freiburg e dell’Artigianato. Nell’azienda in cui ho lavorato ho avuto modi di conoscere il responsabile a Padova del gemellaggio Friburgo-Padova (un italo-tedesco originario di Freiburg, ma residente a Padova); nell’ambito di questo gemellaggio vengono organizzate iniziative molto interessanti, come scambi tra camere degli artigiani delle due città o possibilità per giovani di intraprendere esperienze o formazioni professionali nella città gemellata. Questo aspetto mi fa un po’ invidia se penso al potenziale di Bergamo, che purtroppo non viene sfruttato nell’ambito dei gemellaggi esistenti. A proposito: Mulhouse in Alsazia è a 50 KM da qua ed è gemellata con Bergamo. Purtroppo non ho segnalazioni di iniziative culturali e /o di scambi economici tra le due città gemellate. Da questo punto di vista i padovani sono molto più avanti di noi bergamaschi!».

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