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Punto nascita Piario, il Tar ha deciso

L'ingresso dell'ospedale di Piario

Sembra andare definitivamente verso la chiusura il punto nascita di Piario. Anche l’ultimo tentativo messo in atto per salvarlo non ha avuto esito positivo.

Il Tar di Brescia ha infatti respinto la domanda di sospensione cautelare della delibera della Giunta di Regione Lombardia che a fine giugno ne aveva decretato la chiusura. Un duro colpo per il ricorso presentato dai 24 sindaci dell’Alta Val Seriana e Val di Scalve. Con l’azione legale, infatti, gli amministratori puntavano alla sospensione e all’annullamento della delibera regionale.

A settembre il presidente del tribunale amministrativo aveva sospeso l’esecuzione della delibera (e quindi la chiusura del punto nascita). Una decisione che però doveva essere confermata o meno in sede collegiale. E nella Camera di consiglio di ieri (mercoledì 3 ottobre) la domanda cautelare è stata respinta.

Nell’ordinanza, i giudici scrivono in particolare che «l’assistenza sanitaria delle gestanti non si consegue con la presenza diffusa di “punti nascita”, ma attraverso lo standard più sicuro (T.A.R. Trentino Alto Adige Bolzano – 20/4/2017 n. 138); che il Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) si è pronunciato negativamente già nel 2016; che il “punto nascita” di Piario non dispone di una guardia pediatrica attiva h 24, ma soltanto dalle 8 alle 20, e non è neppure sede di DEA (dipartimento di emergenza) di I livello per la gestione delle urgenze; che il dato percentuale dei parti presso l’Ospedale di Piario è oscillante secondo la base territoriale di riferimento (il 78,13% per l’Ambito Territoriale n. 9 Valle Seriana Superiore e Valle di Scalve, comprensivo di 24 Comuni; il 54% se si allarga il perimetro a 39 Comuni)».

Sempre nell’ordinanza, i giudici sottolineano anche «che, in ogni caso, la decrescita delle nascite presso l’Ospedale di Piario è significativa, con una riduzione da 498 nel 2014 fino a 363 del 2017 (pari al 27,1%); che il calo generale della natalità concorre con la scelta delle gestanti di rivolgersi a Centri ospedalieri differenti; che, con riguardo all’aspetto della maggiore distanza e alla difficoltà dei collegamenti stradali, la Regione ha dato atto del servizio, adeguatamente garantito, del trasporto materno assistito (STAM) e del trasporto neonatale (STEN), sia su ruote che con elicottero».

Questi alcuni dei motivi che hanno portato il Tar a respingere la richiesta di sospensiva. La delibera di Regione Lombardia, dunque, torna efficace. E il punto nascita dell’ospedale “Locatelli” potrà essere chiuso, come già previsto, entro fine anno. Il tribunale amministrativo dovrà poi esprimersi nel merito, ma prima che accada potrebbero passare alcuni mesi. E, soprattutto, la direzione sembra ormai abbastanza chiara. Basta leggere le motivazioni dell’ordinanza.

5 COMMENTI

  1. “la polenta ognù llà mena a so mot” così dice un detto bergamasco dei nostri saggi nonni. Quando una cosa non la si vuol capire e recepire … devono sempre (purtroppo) farci andar bene tutto quello che chi comanda (a nostre spese) vuole imporre. Peccato! Le nostre care future mammine quando si avvicina il momento del “lieto evento” si accamperanno fuori dei numerosi ospedali cittadini che forse garantiranno loro un “parto sicuro” nella speranza che ce ne sia il tempo e tutto vada bene.

    • E magari se anche qualche consigliere regionale della zona in segno di protesta,”salisse sull’Aventino”non sarebbe un male.

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