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Punto nascita Piario, sit-in fuori dall’ospedale

L'ospedale di Piario

Mancano poche ore alla chiusura del punto nascita di Piario. Da domani all’ospedale “Locatelli” non nasceranno più bambini. Le proteste, le manifestazioni, le firme e, da ultimo, il ricorso al Tar non hanno finora portato a nulla. L’esito è quello scritto sulla delibera di Giunta regionale del 28 giugno.

Eppure il Comitato “Piario non si tocca”, nato proprio per dire no alla chiusura del punto nascita, vuole continuare la sua battaglia. Oggi, ad esempio, fuori dall’ospedale c’era la Rai per un servizio da mandare in onda sul tg regionale e la presidente Francesca Giacometti ha chiamato a raccolta le mamme. Sono arrivate donne col pancione e altre con il passeggino. Unanime il coro: «Non bisognava chiudere».

Domani (sabato 13 ottobre), sempre il Comitato ha organizzato una manifestazione: un sit-in di fuori dall’ospedale. L’appuntamento è alle 15 e chi vuole partecipare è invitato a vestirsi di nero. Lunedì (15 ottobre), invece, è in programma un incontro nella sala della Pro loco di Rovetta. La riunione – aperta a tutti, non solo a chi è iscritto al Comitato – si terrà alle 20,30. Diversi i temi all’ordine del giorno, tra questi anche l’ipotesi di ricorrere al Consiglio di Stato. Insomma, prima di alzare bandiera bianca si vogliono valutare tutte le possibilità.

«Non tutto è perduto – dice Francesca Giacometti -. A livello legale ci sono ancora vie percorribili. Se da parte di tutti c’è la sincera volontà di tutelare il punto nascita, credo che qualcosa si possa ancora fare. La partita l’abbiamo persa al Tar, che è un organo regionale. Invece a livello di Ministero si può ancora lavorare, perché è una via che non è stata ancora percorsa. Lo dimostra il caso di Cavalese (in provincia di Trento, ndr), dove il punto nascita è stato riaperto».

3 COMMENTI

  1. Ricordiamoci che è falsa la norma che il Ministero della Salute ha obbligato la Regione a chiudere. Il Ministero dà degli orientamenti, ma le decisioni sulla organizzazione ospedaliera sul territorio È DELLA SIGNORA REGIONE LOMBARDIA. Qui non è colpa di altri, come si continua a ripetere. Stavolta non è colpa dell’Europa o delle lobby. La decisione è della Lega che comanda a Roma ed a Milano ed ha preso i nostri voti e li usa contro di noi della montagna che aveva promesso di difendere. Apriamo gli occhi!

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