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I video e la musica di Christian Ryder

La musica con i TourdeForce, la regia di videoclip per band internazionali e la collaborazione con la grande famiglia di Striscia la Notizia: così le passioni di un giovane originario della Valle Seriana sono diventate un lavoro, forse anche qualcosa di più.

Christian Bellini, noto come Christian Ryder, da anni collabora con la produzione del celebre telegiornale satirico. Eh già questo non è poco, ma è la sua vena artistica, anche se nei suoi progetti esplora terreni non semplici, che gli ha dato una certa visibilità.

Nato nel 1982, cresciuto a Fino del Monte, all’anagrafe Bellini, con l’amico Eric Raven, Enrico Filisetti, nel 2004 ha fondato il progetto Tourdeforce. Raven ha cantato con i TourdeForce fino al 2009.

Come nasce il nome d’arte Ryder?

L’ho adottato per gioco ai tempi dell’università; un omaggio all’attrice Winona Ryder, la quale a sua volta aveva omaggiato un cantante di nome Mitch Ryder – il vero cognome di Winona difatti è Horowitz. L’ho scoperto anni dopo, quindi in pratica è come se io stessi avessi omaggiato Mitch, che non mi piace per niente!

Com’è nata la passione per la musica?

Il mio background di partenza, le influenze, sono piuttosto variegate. La parte dance anni ’80 più emotiva viene senz’altro dagli ascolti di mia madre, mentre l’anima più rock da quelli di mio padre. Ricordo quando aveva messo “On the Road Again” dei Rockets sull’impianto stereo a casa. Oppure “L’arca di Noè” di Battiato. Da un punto di vista di realizzazione pratica, senz’altro è stato decisivo l’ascolto del disco “Pretty Hate Machine” di Nine Inch Nails (1989), una fusione tra synthpop, rock e musica “industrial”. Mi affascinava il fatto che il progetto fosse una one-man-band: una persona sola ad occuparsi di composizione e produzione. Volevo fare qualcosa di simile. Fare musica per me divenne quasi una forte necessità interiore, come una catarsi.

Quando hai iniziato a comporre?

I primi rudimentali esperimenti con la musica – rumorose registrazioni casalinghe (per fortuna li hanno ascoltati in pochissimi) risalgono al 1999. Comprimevo le tracce e le trasferivo su decine di floppy disk. Un amico del liceo, Angelone, le decomprimeva con un apposito software e le scriveva su cd, consegnandomi l'”album” finito. Questo accadeva perché al tempo lui era l’unico nella scuola a possedere un masterizzatore! Da autodidatta ho sviluppato pian piano la capacità compositiva negli anni a seguire, scrivendo vere e proprie canzoni con dei testi, quindi con un contenuto, un messaggio, un emozione da trasmettere.

Da quanti anni sei appassionato di video?

Potrei dire da sempre. Ai tempi del liceo giravo con l’amico Daniele dei piccoli cortometraggi ispirati ai nostri film preferiti. Visto il budget a disposizione la scelta ricadeva per lo più sul genere dei gangster con la pistola, sulla falsariga di Pulp Fiction. Lui aveva una videocamera che registrava su videocassette. Ai tempi dell’università mi fu regalata una Panasonic che registrava su mini-dv. Lì ho cominciato a realizzare dei corti più elaborati. Sono poi passato al video musicale, per svariate band italiane, europee oppure oltreoceano.

Che percorso di formazione hai seguito?

Ho studiato cinema all’università, regia, la facoltà era Scienze e Tecniche dell’Arte e dello Spettacolo – una sorta di DAMS in versione sperimentale, alla Cattolica di Brescia. Ho rischiato lo scandalo proponendo una tesi in semiotica dei media su di un romanzo del 1973 di James G. Ballard (e relativo film di David Cronenberg del 1996) intitolato CRASH, incentrato su di un rapporto morboso tra la sessualità e gli incidenti stradali. L’avevo intitolato “Sesso, lamiere, istinto di morte”. Il Rettore modificò il titolo con un più sobrio “CRASH: un’analisi semiotica”. Scelsi quell’argomento non tanto perché ne fossi attratto, quanto perché mi aveva turbato e sconvolto, quindi lo affrontai come una sfida.

Fare il regista era un po’ come fare l’astronauta, probabilmente una scelta del genere avrebbe implicato un tuffo nel vuoto, un trasferimento a Roma… quindi ho frequentato un corso di specializzazione per lavorare in televisione come assistente di produzione a Milano, nel 2005. Dopo una serie di lavori ed esperienze di stage, ho iniziato la collaborazione con RTI a Mediaset, selezionato tra alcuni candidati, dopo un colloquio. Evidentemente ero la persona giusta, al momento giusto.

Hai qualche “maestro” che senti di riconoscere nei due campi?

Nel cinema, senz’altro l’ultimo eroe classico è Clint Eastwood. Il mio film preferito si intitola Solaris, è del 1972, il regista russo si chiamava Andrej Tarkovskij. Citerei capolavori come “C’era una volta in America” di Sergio Leone e “Taxi Driver” di Martin Scorsese. Altri registi che mi piacciono sono Roman Polanski e Andrzej Zulawski, entrambi polacchi. Maestri Italiani, Elio Petri (strepitosi i suoi film con Volontè) e Matteo Garrone (specialmente per “L’Imbalsamatore”).

Nella musica David Bowie, Depeche Mode e Bernard Sumner, cantante e chitarrista dei New Order; tra gli italiani Riccardo Fogli e Battiato. Infine citerei il cantautore francese Christophe (Christophe Bevilacqua), l’ultimo dei romantici.

Lavorare con video e musica ti consente di immaginare i tuoi progetti già come un prodotto unico? 

Musica e video sono strettamente connessi. Il più delle volte, quando mi sono stati commissionati dei lavori video (video musicali), l’ispirazione è arrivata dall’ascolto della musica stessa. Le immagini, le idee, scaturiscono da un immersione nei suoni. Il più delle volte l’idea completa, una volta che l’ho in testa, la metto in pratica senza bisogno di realizzare uno storyboard o un copione. Le cose migliori, le intuizioni, le idee originali, a volte arrivano sul set, come un’improvvisazione.

Di quale brano e di quale video sei più orgoglioso?

Senz’altro mi hanno dato soddisfazione i brani scritti con il Bepi, su tutti “Co de Goma”, che i suoi fan conoscono senz’altro. Io scrissi la parte musicale, un brano un po’ ignorante, da discoteca, e gliela proposi, nel 2005. Lui elaborò la melodia vocale e il testo. Certamente un brano disimpegnato rispetto al suo vasto repertorio, ma l’affetto ed il calore, la risposta che ho riscontrato dal pubblico letteralmente in delirio (anche dal vivo, ad esempio quando partecipai come ospite ad uno dei suoi raduni) mi ha fatto stare benissimo.

Riguardo alla mia produzione come TourdeForce (mio progetto principale) citerei “Adolf Hitler Platz”, canzone che ha ricevuto più attenzioni e un buon numero di visualizzazioni in rete. È una canzone d’amore, la storia di un soldato tedesco che si è dato appuntamento con la sua donna in una piazza (quella che dà al titolo alla canzone). Lui però muore in battaglia, sotto i bombardamenti degli alleati, ed è destinato a vagare in eterno alla ricerca di quella piazza, spazzata via. E anche la sua donna lo attenderà invano. Mi piaceva prendere il punto di vista di quelli che hanno perso la guerra, andare controcorrente, in senso artistico, si intende. È scontato celebrare gli Alleati, ci sono già i film di Hollywood. Anche loro hanno “macchie”, vedi il bombardamento di Dresda o la strage dei bambini della scuola di Gorla (Milano), ma si sa che la storia (che ci insegnano a scuola) è scritta dai vincitori.

Son orgoglioso di aver scritto e realizzato nel 2012 un cortometraggio intitolato “La Filosofia”, storia di un giorno di lavoro di un gruppetto di muratori bergamaschi. I filosofi si sono interrogati da secoli sul senso della vita, elaborando teorie molto complesse, ma si può dire che anche i nostri lavoratori abbiano a loro volta una filosofia personale, più semplice di quella dei pensatori, ma schietta, nostrana. Il corto l’ho scritto con Manuel Signorelli di San Paolo D’Argon, che è anche l’attore principale. L’ho conosciuto a Paperissima, nel 2011 abbiamo fatto una comparsata insieme in trasmissione, l’edizione serale condotta da Gerry Scotti e Michelle Hunziker, proprio in veste di muratori bergamaschi. Attualmente Manuel è attore teatrale professionista. Quest’anno reciterà nel celebre festival di Borgio Verezzi, in Liguria, il Paradiso di Dante. Lui recita la parte di Dante. Oter che ol Benigni!

Sono anche felice di aver realizzato il video “Ultimi Romantici” per Skoll, è un cantautore milanese di rock identitario. Ha raggiunto più di 250mila visualizzazioni ed ho prodotto io stesso il disco nel quale è incluso il brano. Nel video ha recitato Martina Quattrone, bergamasca, madrina di alcune tappe dell’ultimo Giro d’Italia, attualmente co-conduttrice di “Tutto Atalanta” su Bergamo TV.

A questo link lo showreel di Christian Ryder videomaker (alcune immagini potrebbero essere forti).

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