L’alba porta con sé qualcosa di magico. Il passaggio dalla notte al giorno, dal buio alla luce, sfuma i contorni della realtà e può accadere che il passato ritorni. Come succede da 25 anni a Clusone con la Festa del Millennio, rievocazione storica che funziona da macchina del tempo.
L’edizione 2019 ha riportato in vita la Clusone tra ‘800 e ‘900, seguendo come filo conduttore gli scritti del conte Filippo Fogaccia “il Baradello”, storico magistrato e sindaco della cittadina. I suoi appunti di storia hanno fornito la traccia per la rappresentazione che si è snodata lungo le vie del centro, da piazza Sant’Anna fino al palazzo comunale. Un itinerario anche nel tempo, attraverso un periodo contrassegnato da grandi cambiamenti (e grandi tragedie, pensiamo solo alla prima guerra mondiale) per Clusone e per l’Italia.
«Da Sant’Anna ci siamo mossi verso palazzo Fogaccia, quindi a palazzo Carrara Spinelli con l’incontro tra la contessa e il padre del protagonista – spiega Mino Scandella, da sempre anima e regista della rievocazione -. Tappa successiva in piazza Uccelli e a seguire in piazza Sant’Andrea, dove c’è stato l’inizio della Società di mutuo soccorso».
«In piazza della Rocca – prosegue Mino Scandella – abbiamo ambientato il ritorno di Filippo Fogaccia. Infine, le ultime tre scene. Nel parco di palazzo Marinoni Barca il Consiglio comunale durante la guerra, con l’arrivo dei profughi. In via Pietro Fanzago l’assalto dei fascisti alla casa di Domenico Giudici, che stampava il Corriere di Clusone. Nel cortile del palazzo comunale l’ultimo Consiglio con la dimostrazione fascista che ha costretto alle dimissioni il sindaco Filippo Fogaccia».
Più di una cinquantina le persone che si sono prestate a fare da attori e figuranti, scrivere le scene e preparare i costumi. Numeroso il pubblico, nonostante l’orario d’inizio: le 4 del mattino.
«Ci sono ancora parecchie persone che si appassionano alla storia della nostra città e alle sue vicende – sottolinea Mino Scandella -. La rappresentazione si svolge all’aperto e il pubblico diventa quasi coprotagonista delle scene. Questa è una caratteristica della Festa del Millennio che continueremo a mantenere».
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