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Ammortizzatori sociali in provincia di Bergamo, “Valanga di richieste”

Numeri che crescono nel giro di poche ore, caselle di posta elettronica del sindacato che scoppiano, con centinaia – per alcuni settori produttivi migliaia – di comunicazioni di avvio di procedure di Cassa integrazione o ricorso al Fondo o al Trattamento d’Integrazione Salariale (FIS oppure TIS) oppure al Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato (FSBA): il COVID-19 si sta abbattendo, oltre che drammaticamente sulla salute della popolazione, anche duramente sul tessuto economico e produttivo del territorio.

In provincia di Bergamo, secondo i dati aggiornati a questo pomeriggio, le richieste ricevute dalla CGIL territoriale per ricorso ad ammortizzatori sociali da singole aziende, imprese, realtà di lavoro, sono complessivamente 9.500 (il dato cambia ora dopo ora).

“Qui si va ben oltre la preoccupazione, quello a cui assistiamo è qualcosa di mai visto” ha commentato poco fa Gianni Peracchi, segretario generale della CGIL di Bergamo.  “Se per alcuni comparti è più semplice avere il numero esatto di lavoratori coinvolti, per altri è più arduo. Per questo stimiamo – lo ripetiamo, è solo una stima – che i lavoratori interessati in tutta la nostra provincia siamo oltre 165.000. Siamo cioè a più della metà dei 313.000 addetti dipendenti del settore privato della provincia (dato INPS, al novembre 2019). Occorre attrezzarsi subito per capire come governare quello che succederà dopo”.

Da una ricognizione svolta nelle ultime ore emerge che sono oltre 1.300 le richieste avanzate per l’industria metalmeccanica, da aziende che – spiega la FIOM-CGIL – contano da poche unità di lavoratori fino ai casi di alcune migliaia di dipendenti, come per Brembo e Tenaris. Ecco perché è complicatissimo calcolare il numero di persone coinvolte: la stima (quella più incerta di tutte, lo segnaliamo subito) è di almeno 70.000 persone per cui sono stati chiesti ammortizzatori (solo più in là sapremo se saranno utilizzati davvero per tutti).

Per i settori del commercio, degli appalti, del terziario, del turismo e degli studi professionali sono circa 2.150 le richieste di ammortizzazione sociale per altrettante aziende, negozi, catene, imprese. La stima dei dipendenti coinvolti si aggira attorno ai 40.000.

I settori dell’edilizia e delle costruzioni, insieme all’industria del legno e agli impianti fissi, hanno inviato alla FILLEA-CGIL fino ad ora circa 1.350 comunicazioni di procedure, per il 95% relative a imprese edili. Il numero dei lavoratori coinvolti potrebbe aggirarsi sui 9.000.

Per l’industria chimica, tessile, gomma plastica, energia, alla FILCTEM-CGIL sono state inoltrate 355 richieste di Cassa ordinaria che coinvolgono circa 15.800 lavoratori.

Nel settore dei trasporti e delle cooperative di facchinaggio, alla FILT-CGIL sono giunte ad oggi richieste di ricorrere agli ammortizzatori sociali da circa 190 aziende per un totale di oltre 6.000  persone circa. Nello scalo di Orio, hanno richiesto l’ammortizzatore SACBO, AGS Handling e BGY I.S. Molte poi le agenzia di autonoleggio coinvolte. Nel comparto degli autoferrotranvieri (pur funzionante anche se a regime ridotto), chiedono l’ammortizzazione tra gli altri, ATB, SAB, SAI, TEB e Autoservizi Locatelli. Moltissime poi le realtà della logistica e del facchinaggio.

Sono, invece, 2.800 le imprese artigiane (appartenenti a diversi comparti) ad aver richiesto per circa 11.000 lavoratori il sostegno del Fondo Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato.

Da NIDIL-CGIL arriva il dato delle richieste di Trattamento di Integrazione Salariale (TIS) per i lavoratori somministrati, inviate al sindacato dalle agenzie per il lavoro: sono 814. Anche per questa categoria è difficile fare una stima del numero complessivo degli addetti coinvolti: si va da realtà con 1 solo addetto ad aziende in cui i lavoratori somministrati sospesi sono 115-245 (gli addetti delle richieste già esaminate superano comunque i 1.200).

Per il settore socioassistenziale ed educativo, più la sanità privata e l’igiene ambientale, alla FP-CGIL sono giunte fino ad ora circa 180 richieste di ammortizzazione: sono circa 5.000 i lavoratori interessati.

Nell’ambito del mondo dell’istruzione privata, alla FLC-CGIL di Bergamo sono giunte 277 domande di ammortizzazione da scuole paritarie riconosciute e scuole private (ad esempio scuole di lingua o di preparazione a diplomi, …) per un totale di 4.382 lavoratori coinvolti.

Per grafici, cartai, cartotecnici alla SLC-CGIL provinciale sono giunte 96 richieste tra cassa ordinaria, in deroga e FIS, per un totale di oltre 1.600 lavoratori.

Per il comparto agricolo e agroalimentare le aziende che hanno chiesto il ricorso all’ammortizzazione sociale sono fino a questo momento 25, con un totale di 1.600 lavoratori.

“Dopo la lunga crisi finanziaria degli anni scorsi, ora questa nuova crisi sanitaria avrà un impatto pesante sul nostro tessuto produttivo, sulla tenuta dell’economica del nostro territorio, come su quella dell’intero paese, e di conseguenza, nella provincia di Bergamo, sulla busta paga di migliaia di lavoratori” ha commentato oggi Angelo Chiari della segreteria provinciale della CGIL di Bergamo.

“La chiusura di molte aziende per la sospensione delle attività ha portato all’apertura di quella che si sta configurando come una vera e propria valanga di procedure di Cassa integrazione e sostegno al redditoPer tentare di attenuare gli effetti di questa situazione critica, è evidente che va garantito il pagamento più rapido possibile di tutti gli ammortizzatori sociali, a partire dalla Cassa. È per questo che chiediamo che Regione Lombardia dia attuazione all’accordo nazionale con ABI, cioè con gli istituti bancari, mettendo in pagamento l’anticipazione ai lavoratori e però semplificando al massimo le procedure burocratiche per l’attivazione. Così come chiediamo alle banche di modificare la loro posizione rispetto a quella che adottarono durante la passata crisi finanziaria, quando si scelse di anticipare solo l’indennità ai lavoratori che fossero a casa a zero ore. Va invece garantito l’anticipo a tutti i lavoratori in Cassa. E comunque chiediamo di dimostrare un forte senso di responsabilità a tutte quelle aziende che possono anticipare direttamente l’integrazione al reddito, così come tra l’altro è previsto dalla normativa per la Cassa ordinaria. Tra l’altro, ci risulta stiano arrivando alcune disdette di accordi firmati per l’anticipazione, non esattamente un comportamento responsabile. Altra questione rilevante è che l’INPS riuscisse a garantire il pagamento più veloce possibile delle indennità, in modo da superare tutti questi problemi”.

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