Home Gente che lavora Gli effetti del lockdown sulla psiche: quando è il caso di intervenire?

Gli effetti del lockdown sulla psiche: quando è il caso di intervenire?

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Lockdown. Una parola ai più sconosciuta prima dello scorso marzo, che è entrata con prepotenza nelle nostre vite e per qualche mese le ha stravolte, cambiandone i ritmi e le abitudini. Con calma tutto sta tornando alla normalità, anche se sembra aver lasciato qualche effetto collaterale in qualcuno di noi. Analizziamone alcune aspetti.

Che impatto ha avuto il lockdown nelle relazioni interpersonali e sentimentali?

Il lockdown ha costretto tutti noi a modificare, di punto in bianco, la nostra vita di relazione, sia in ambito lavorativo che affettivo. Siamo stati obbligati a cambiare drasticamente abitudini, talvolta talmente radicate da essere parte del nostro modo di essere, e abbiamo dovuto adattarci e costruire nuove abilità ed automatismi.

Il più grande cambiamento che ci è stato imposto è quello della vicinanza fisica. Anche se non ce ne rendiamo sempre conto consapevolmente, buona parte della nostra comunicazione avviene con il corpo, e da sempre la vicinanza fisica è in diretta relazione con l’intimità: più sono in intimità con una persona, più gli permetto di avvicinarsi a me e di toccarmi, e viceversa.

Durante il lockdown tutto questo non solo è cambiato, ma si è radicalmente invertito: se volevo bene ad una persona (pensiamo ai nostri nonni), glielo dovevo dimostrare standogli lontano. Se questo paradosso siamo stati in grado di comprenderlo a livello razionale, a livello emotivo è sicuramente stato difficile da accettare.

Molte coppie in questi giorni sono state costrette a rimanere a stretto contatto 24 ore su 24. Quali possono essere stati gli effetti di questa situazione?

La convivenza forzata è un’altra situazione atipica in cui ci siamo trovati. Tranne poche eccezioni, nessuno era abituato a vivere in casa con il partner ogni momento della giornata: ogni rapporto è caratterizzato da un equilibrio tra il tempo che si passa insieme e quello dedicato alle altre relazioni interpersonali (amicali, lavorative, ecc.).

Anche questo equilibrio è stato stravolto dal lockdown, seppur con il tentativo di mantenere le interazioni sociali con le persone “esterne” grazie all’aiuto della tecnologia (videoconferenze, telefono, ecc.).

Naturalmente la reazione a questa situazione cambia da persona a persona, e può variare tra due estremi: da un lato può esserci un vissuto positivo perché le minori richieste da parte dell’esterno, il maggior tempo a disposizione e in generale un ritmo di vita più lento permettono di recuperare una dimensione di serenità prima pressoché estranea all’ambito famigliare; dall’altro la coppia può “scoppiare”, perché uno o entrambi i partner non hanno più la possibilità di vedere sé stessi come persone “che esistono” anche al di fuori del rapporto di coppia.

Coloro che hanno vissuto negativamente questa situazione frequentemente hanno sperimentato il manifestarsi di stati ansiosi, irritabilità, senso di insicurezza. Questi sintomi non devono allarmare oltre misura, creando un circolo vizioso, per cui “ho l’ansia di avere l’ansia”: nella maggior parte dei casi scompaiono con il termine del lockdown. Qualora invece dovessero permanere anche dopo il rientro alla normalità è bene cercare il supporto di un professionista per individuarne l’origine e le modalità per farvi fronte.

Ormai da alcune settimane il lockdown è terminato. Ritornerà tutto come prima? 

Alcune abitudini sono talmente radicate in noi, che è difficile pensare ad un cambiamento permanente (se voglio bene ad una persona, magari ci vorrà del tempo, ma tornerò ad esprimerglielo abbracciandola). Alcune ricerche stanno evidenziando il manifestarsi di numerosi casi della cosiddetta “sindrome della capanna”: una condizione particolare, collegata ad un lungo periodo di isolamento, che porta alcune persone a sviluppare insicurezza, paura e ansia verso il mondo esteriore, sperimentando disorientamento – e in alcuni casi un vero e proprio rifiuto – a prendere nuovamente contatto con il mondo esterno, abbandonando il proprio rifugio, la zona di comfort che garantisce invece protezione e sicurezza.

Naturalmente ogni caso va valutato a sé: anche in questo caso molte di queste situazioni si risolvono semplicemente con il passare del tempo, ma nei casi più difficili può essere necessario un intervento di supporto psicologico.

Non farti spaventare, rivolgiti ad un professionista. Per necessità contatta:

STUDIO MEDICO E DENTISTICO GALBIATI (Leffe) – tel. 035.734075

STUDIO  RAMENGHI – PSICOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE  – www.studioramenghi.it

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