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Come durante la peste, Premolo si è affidato a San Defendente

Il gonfalone sotto l'altare di San Defendente

Come durante la peste, la comunità di Premolo è tornata ad affidarsi al suo compatrono. Nei giorni più difficili della pandemia, il gonfalone del Comune è stato portato in chiesa parrocchiale, sotto l’altare di San Defendente. Dove è rimasto.

Oggi, domenica 6 settembre, la festa del compatrono è diventata occasione per ringraziare tutte le persone che nel pieno dell’emergenza si sono messe a disposizione della comunità. La messa delle 10,30 è stata dedicata proprio a loro: volontari, associazioni, carabinieri in congedo, operatori della Croce Rossa. Alla celebrazione ha partecipato anche il consigliere regionale Paolo Franco.

Foto di gruppo con i volontari

La storia di San Defendente s’intreccia con quella di Premolo a partire dal 1630, quando gli abitanti chiesero la sua protezione contro la piaga della peste. Un avvenimento ricordato ogni 2 gennaio, memoria liturgica del santo. La vera e propria festa del compatrono (il patrono di Premolo è Sant’Andrea) si celebra invece a settembre, in ricordo dell’arrivo della reliquia del cranio di San Defendente nel 1901. Ogni cinque anni la ricorrenza assume ancor più solennità, con il cosiddetto “festù”, quando la reliquia viene portata in processione insieme alla statua.

In un anno così difficile come questo, la comunità è tornata a chiedere aiuto. «Il 30 marzo il gonfalone del Comune è stato portato all’altare di San Defendente. Lo abbiamo fatto non per scaramanzia o per un rito magico, ma per affidare a lui e a don Antonio Seghezzi la nostra comunità – spiega il sindaco Omar Seghezzi -. Il gonfalone rimarrà lì fino alla fine di questa pandemia e il suo ritorno nella sala consiliare rappresenterà la vittoria della nostra comunità, della nostra Italia sulla malattia. L’auspicio è di poter festeggiare l’anno prossimo, anno del “festù” e 120° anniversario dell’arrivo della reliquia».

«Quest’anno la festa del compatrono è stata per forza diversa dal solito – spiega il parroco don Gianluca Colpani -. Non si è svolta la processione e non c’è stato il tradizionale taglio della spada, che è l’aspetto un po’ più goliardico. Durante la settimana abbiamo celebrato le messe nei luoghi del paese più segnati dalla pandemia. Sono anche i luoghi della vita sociale, dei nostri giovani e dei nostri ragazzi, che speriamo possano ripartire bene».

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