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Camera di Commercio di Bergamo, 10 anni di numeri del Registro imprese

In dieci anni il numero totale di imprese attive iscritte al Registro imprese della Camera di commercio di Bergamo è passato da 86.921 della fine del 2011 a 83.744 dell’ultimo 31 dicembre 2020: nel periodo considerato si è prodotto quindi un calo di 3177 unità. Non si tratta di una sorpresa perché i rapporti sull’andamento delle iscrizioni elaborati trimestralmente dalla Camera di commercio hanno osservato il fenomeno nel tempo, mantenendo costante l’annotazione che lo stock delle imprese attive è in calo tendenziale dalla metà del 2012.

La diminuzione si è concentrata per intensità nei primi tre e negli ultimi tre anni del decennio, in cui il numero medio del calo si è attestato su 450 unità per anno. Il calo maggiore si è verificato nel 2013 rispetto all’anno precedente con una perdita di 539 imprese. Gli anni centrali 2015-2017 sono invece quelli in cui la diminuzione ha rallentato al passo medio di 157 imprese in meno per ciascun anno, con un minimo di 82 imprese in meno nell’anno 2015.

Se si analizzano le consistenze delle imprese classificate per settore di appartenenza, si nota che la variazione non ha interessato tutti allo stesso modo. Solo in leggera diminuzione il settore primario che, per numero di imprese attive, è passato dal 6% al 5,8% del totale. Per quanto riguarda il manifatturiero, alla fine del 2011 vi apparteneva il 37,7% delle imprese attive, mentre a fine 2020 era inquadrato in questo settore il 33,7%. Stabile il commercio intorno al 22,5% all’inizio e alla fine del periodo, con un rialzo temporaneo di quasi un punto percentuale negli anni centrali del decennio.

In salita i servizi, le cui imprese sono passate con una crescita costante dal 33,7% al 38,1% sul totale delle imprese attive. All’interno del terziario, le imprese di trasporto sono state sostanzialmente stabili intorno al 2,5% del totale, l’alloggio e la ristorazione ha registrato una lieve crescita dal 6,2% al 6,9%, i servizi alle imprese sono passati dal 15,6% al 18,1%, le attività finanziarie e assicurative sono cresciute lievemente dal 2,3% al 2,8%, mentre i servizi alla persona sono lievitati di un punto, passando dal 6,9% al 7,9%.

Commenta il presidente Carlo Mazzoleni: “Notiamo dai dati decennali del nostro Registro imprese un fenomeno, che procede a passo lento ma inesorabile, di concentrazione delle imprese. Le imprese individuali, oggi ancora la fetta più rilevante tra le forme giuridiche d’impresa in provincia di Bergamo, cedono lentamente il passo a forme più strutturate e solide di azienda, ossia la società di capitali. Questo fenomeno è particolarmente evidente nella manifattura. Un’altra tendenza è la terziarizzazione dell’economia, che si legge nel crescente numero di imprese appartenenti al settore dei servizi rispetto a quelle del manifatturiero.

DENSITÀ IMPRENDITORIALE – L’analisi della diffusione territoriale delle imprese attive in relazione alla popolazione residente evidenzia, nell’ultimo decennio, un leggero calo della densità imprenditoriale, calcolata come rapporto delle imprese attive per ogni 100 abitanti. Bergamo passa da 7,87 del 2012 a 7,54 del 2020, leggermente al di sotto rispetto al dato regionale ma in linea con la lieve flessione dello stesso, che è sceso da 8,47 nel 2012 a 8,09 nel 2020.

Il medesimo indice calcolato per ogni comparto territoriale1 individuabile nella provincia mostra nuovamente andamenti decrescenti, che mantengono inoltre lo stesso ordinamento relativo lungo l’intero lasso temporale. La montagna, comparto che ha registrato il maggiore calo di densità (-0,5 punti), è pur tuttavia quella che presenta il valore maggiore. Seguono la pianura (variata di -0,35), l’area urbana di Bergamo (-0,22) e la collina (-0,43).

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE – Costante nel tempo è la distribuzione delle imprese attive nei quattro comparti territoriali, che vedono al 31 dicembre 2020 il 29,5% insediato nell’area urbana di Bergamo, il 30,4% nella fascia collinare, il 24,5% in pianura e il 15,5% nella zona montana. Le uniche interessanti tendenze osservabili sono il calo della montagna, che ha perso nel decennio 0,7 punti, e la crescita dell’area urbana, che ne guadagna 1,1.

Considerando le imprese attive suddivise per settore e comparto territoriale, si osserva il sorpasso dei servizi sul manifatturiero a partire dal 2015.

Nell’analisi territoriale, la zona montana, quella collinare e la pianura presentano la linea declinante delle imprese manifatturiere posizionata ben al di sopra di quella, pur crescente, delle imprese di servizi. Nell’area urbana di Bergamo, invece, le imprese manifatturiere, in lieve declino, stanno invece nettamente al di sotto delle imprese di servizi.

I primi dieci Comuni con maggiore numero di imprese attive insediate sono Bergamo (16,7% del totale delle imprese attive a fine 2020) e Treviglio (3,2%); seguono Romano di Lombardia (1,8%), Seriate (1,7%), Dalmine (1,6%), Albino (1,5%) e Caravaggio (1,4%). Infine Treviolo, Clusone e Alzano Lombardo (1%). La variazione di Bergamo (+1,2 punti) è l’unica significativa, avendo le altre città registrato variazioni solo dell’ordine di un decimo di punto.

La distribuzione territoriale delle iscrizioni segue una tendenza omogenea negli ultimi dieci anni. Le imprese iscritte nell’anno 2020 sono concentrate in pianura, che raccoglie il 35,5% del totale delle iscrizioni, contro il 31,9% dell’area urbana di Bergamo, il 19,3% della collina e il 13,2% della montagna. Prendendo in esame l’intero decennio, invece, il numero maggiore di imprese si è iscritto a Bergamo (con una quota che è salita dal 19,2% del 2011 al 20,15% nel 2020) e Treviglio (3,4%). Romano di Lombardia, Seriate, Albino e Caravaggio hanno avuto ciascuna quote comprese tra l’1,5% e il 2%.

L’andamento delle cessazioni segna tendenze disomogenee in relazione all’area territoriale. L’area urbana di Bergamo ha oscillato tra il 29,7% delle cessazioni nel 2011 al 30,9% nel 2020. La montagna è variata tra il 13,8% il 14,1% con un picco di oltre il 15% nel 2016. In pianura le cessazioni sono state in aumento costante dal 2011 al 2017, quando hanno raggiunto un picco del 37%, ma nel 2020 si è avuta una decisa diminuzione (34,2%). In collina le cessazioni sono state costantemente in tendenza decrescente passando dal 21,4% del 2011 al 20,8% al 2020. Tra i primi dieci Comuni per numero di cessazioni si annoverano Bergamo (segna un aumento di 2 punti dal 2011 al 2020, arrivando al 18%), Treviglio (in lieve aumento nel 2020 con il 3,5%) e Romano di Lombardia (pressoché costante intorno all’1,8%).

LE FORME GIURIDICHE – L’evoluzione delle nature giuridiche è stata costante lungo il decennio, come hanno sempre evidenziato i rapporti trimestrali. La quota delle ditte individuali è passata dal 55,4% del totale delle imprese attive al 53,2% e le società di persone si sono ridotte dal 17,8% al 15,5%. Per contro, sono cresciute le società di capitale, passando dal 24,7% al 29,1%, e in minor misura le altre forme, principalmente cooperative, che hanno guadagnato due decimi di punto giungendo al 2,2% del totale.

Sono apprezzabili interessanti differenze per settore. In agricoltura le imprese sono costituite per la stragrande maggioranza da imprese individuali, tuttavia anche qui la loro quota è scesa dall’80,5% della fine del 2011 al 76,1% del 2020. In compenso sono aumentate le società di capitale (3,8% a fine 2020) e di persone (19,3%).

La manifattura si esprime in una varietà più bilanciata di forme giuridiche: a fine 2020 il 52,7% erano imprese individuali, il 33,4% società di capitale, il 13,1% società di persone e lo 0,8% altre forme. In questo settore l’evoluzione tra forme societarie lungo il corso del decennio è stata spiccata, avendo perso le imprese individuali 3,9 punti, le società di persone 2,1 punti e guadagnato ben 6,2 punti le società di capitali.

Più stabile il commercio, dove le imprese individuali rappresentano il 62,8% (giù di 1,4 punti dall’inizio del decennio), le società di capitale il 20,9% (su di 4 punti), le società di persone il 15,9% (giù di 2,6 punti).

Parlando di servizi, si nota nel decennio una sostanziale costanza del peso delle imprese individuali, che a fine 2020 contano per il 51,3% (su di 0,8 punti). Le società di capitale hanno guadagnato 3 punti arrivando al 29,2%, mentre le società di persone ne hanno persi 3,7 giungendo al 16,5%.

VALORE DELLA PRODUZIONE – Negli ultimi dieci anni l’analisi del valore della produzione, cioè il fatturato al netto delle rimanenze di magazzino, mostra risultati interessanti seppure parziali, visto che il dato si riferisce alle sole imprese tenute alla redazione del bilancio civilistico ed esclude, tra le altre, le imprese individuali, che come si è visto sono la tipologia più presente tra le imprese attive nella provincia bergamasca.

La maggioranza delle imprese in questo decennio si concentra nella classe di valore della produzione fino a 250 mila euro. Nel 2011 il 45,8% delle imprese attive registra un valore della produzione inferiore a questa soglia. Negli ultimi tre anni, tuttavia, questa classe, pur essendo la più grande, ha avuto un calo subendo, a fine 2020, una diminuzione di 3,2 punti. Le altre classi maggiormente rappresentative, in netta crescita rispetto al 2011, sono quelle tra 500 mila e 1 milione (18,5%), tra 1 e 2,5 milioni (16,8%) e tra 250 mila e 500 mila (13,6%).

L’analisi di questi dati spaccati per settore mostra che nel settore primario, manifatturiero, commercio e servizi sono aumentate le imprese che registrano un valore della produzione inferiore a 250 mila euro. Nel settore primario il 66,5% rientra in questa classe di valore, nei servizi il 47,4%, nel manifatturiero il 29,1% e nel commercio il 28,5%. Nel manifatturiero sono cresciute al 19,7% (su di due punti) le imprese con un valore della produzione tra 1 e 2,5 milioni di euro. Nei servizi si riduce al 47,41% il numero di imprese nella classe di valore fino a 250 mila euro a vantaggio di quella tra 500 mila e 1 milione di euro (21,8%) e tra 1 e 2,5 milioni di euro (16,2%).

CLASSI DI ADDETTI – Nel decennio è mutata la composizione delle imprese bergamasche attive sotto il punto di vista degli addetti, la cui consistenza può essere stimata grazie all’importazione nel Registro imprese dei dati amministrativi di fonte previdenziale. Va sottolineato che il confronto storico non è scevro di criticità interpretative perché i primi anni della serie non sono sempre attendibili. Stando comunque alle risultanze disponibili sembrano essere aumentate le imprese con un numero di addetti tra 100 e 249 (+13,2%), tra 50 e 99 (+12,1%), quelle senza addetti (+7,4%), quelle con un numero compreso tra 250 e 499 (+3,3%), quelle con un addetto (+1,1%) e infine quelle con addetti tra 20 e 49 (+0,9%). Sono invece diminuite le imprese con addetti tra 2 e 5 (-16,3%), quelle tra 6 e 9 addetti (-6,4%), tra 10 e 19 (-4,7%) e con più di 500 addetti (-2,5%).

Alla fine del 2020 il 47% delle imprese attive in provincia aveva un addetto.

Spaccando questi dati per comparti territoriali a fine 2020, salta all’occhio la differenza di quasi 9 punti della quota di imprese senza addetti tra l’area urbana di Bergamo (19,5%) e la montagna (10,7%). Le imprese con un addetto sono più presenti in pianura (49,1%), in montagna (48,9%) e nella fascia collinare (47,9%) rispetto all’area urbana (43,3%). Infine, la classe dimensionale da 2 a 5 addetti è più presente in montagna (29%) che in città (24,1%).

addetti

0

1

2-5

6-9

10-19

20-49

50-99

100-249

250-499

>500

Montagna

10,7%

48,9%

29,0%

5,7%

3,5%

1,6%

0,3%

0,3%

0,0%

0,0%

Collina

12,3%

47,9%

25,4%

6,1%

4,8%

2,2%

0,8%

0,4%

0,1%

0,0%

Area urbana

19,5%

43,3%

24,1%

5,7%

4,2%

2,0%

0,6%

0,4%

0,1%

0,1%

Pianura

13,1%

49,1%

24,9%

5,8%

4,2%

2,0%

0,5%

0,3%

0,1%

0,0%

Totale

14,4%

47,0%

25,4%

5,8%

4,3%

2,0%

0,6%

0,4%

0,1%

0,0%

Tabella: quote delle imprese attive al Registro imprese di Bergamo al 31 dicembre 2020 per classi di addetti insediate nei vari comparti territoriali. Elaborazione su dati di Infocamere

1 I comparti territoriali sono stati definiti, raggruppando le undici zone omogenee istituite dalla provincia di Bergamo con decreto n. 48 del 24 marzo 2016, nei seguenti quattro:

  • Area Urbana di Bergamo (corrisponde all’omonima zona omogenea);
  • Montagna (Valle Seriana, Val di Scalve, Val Brembana, Valle Imagna);
  • Pianura (Pianura Est, Pianura Ovest, Hinterland Sud, Seriatese-Grumellese);
  • Collina (Laghi Bergamaschi, Isola Bergamasca).

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