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Lombardia, il Tar sospende l’ordinanza per la didattica a distanza

Il Tar ha sospeso l’ordinanza della Regione Lombardia dell’8 gennaio che aveva disposto la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori fino al 25 gennaio. Il tribunale amministrativo ha accolto un ricorso presentato nei giorni scorsi dal comitato “A scuola!”.

Secondo il Tar l’ordinanza della Regione denota «contradditorietà» e «irragionevolezza» perché «per contenere gli assembramenti adotta misure incidenti sulla didattica in presenza, rispetto alla quale non evidenzia alcun peculiare pericolo di diffusione epidemiologica». Il tribunale scrive che «in sostanza, il pericolo che l’ordinanza vuole fronteggiare non è legato alla didattica in presenza in sé e per sé considerata, ma al rischio di assembramenti correlati agli spostamenti degli studenti; emerge così l’irragionevolezza della misura disposta, che, a fronte di un rischio solo ipotetico di formazione di assembramenti, anziché intervenire su siffatto ipotizzato fenomeno, vieta radicalmente la didattica in presenza per le scuole di secondo grado, didattica che l’ordinanza neppure indica come causa in sé di un possibile contagio».

Nel ricorso, tra l’altro, si sosteneva: «l’ordinanza non è sufficientemente motivata: afferma per esempio di voler evitare assembramenti quando nelle zone arancioni, condizione in cui attualmente si trova la Lombardia, sono aperti i negozi e c’è libertà  di circolazione, ovviamente anche per i ragazzi.  L’ordinanza, inoltre, ignora il lavoro dei tavoli prefettizi che avevano elaborato un piano per lo scaglionamento degli orari della città e la ripresa della didattica in presenza e non considera altre possibilità esistenti in relazione alle scuole, come l’introduzione dei cosiddetti ‘tamponi rapidi’ (ritenuti idonei anche secondo la circolare del Ministero della Salute doc. 6) e l’incremento del contact tracing, misure che potrebbero essere non difficilmente implementate».

Dopo aver appreso della decisione del Tar della Lombardia, la Regione ha diffuso una nota: «Prendiamo atto della decisione del Tribunale Amministrativo Regionale e ci riserviamo, dopo aver valutato nel dettaglio le motivazioni dello stesso, di proporre reclamo poiché i riferimenti normativi che hanno orientato il Giudice del Tribunale, non tengono conto della possibilità delle Regioni di adottare misure più restrittive di quelle previste dai vari Dpcm».

«Le scuola possono riaprire», ha invece sintetizzato un portavoce del Comitato “A scuola!”.

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