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Jacopo Scandella chiede alla Regione di riaprire il punto nascita di Piario

L'ospedale di Piario

La vicenda della bimba nata in auto a Nembro mentre i genitori stavano raggiungendo l’ospedale di Seriate riporta l’attenzione sui punti nascita della Val Seriana. Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito democratico, torna a chiedere la riapertura a Piario.

Questa mattina (sabato 20 marzo) mamma e papà, di Ardesio, erano diretti a Seriate, ma la piccola non ha dato loro il tempo di arrivare in ospedale. È venuta alla luce nel parcheggio dell’Esselunga di Nembro con l’aiuto di due ostetriche che hanno raggiunto la mamma e l’hanno aiutata affinché tutto andasse bene. In seguito il trasporto in ambulanza all’ospedale di Seriate. La piccola si chiama Chiara ed è la terzogenita della coppia.  

Scandella ha chiesto la riapertura del punto nascite dell’ospedale di Piario con una mozione all’assessora regionale al Welfare Letizia Moratti depositata il 17 marzo. «Per fortuna questa mattina è andato tutto bene – dichiara Scandella -, ma la scelta della Giunta Fontana di chiudere il punto nascita di Piario si conferma sbagliata ogni volta che si mette a rischio la salute e il benessere di una donna e della sua famiglia. Piario serviva 44 comuni montani per una popolazione di 109mila abitanti, che ora, dopo che anche l’attività del punto nascita di Alzano è stata sospesa, hanno come punto nascite di riferimento il Bolognini di Seriate, che per alcuni è distante più di un’ora di viaggio».

Jacopo Scandella

«Non mi sono mai rassegnato a quella decisione – aggiunge il consigliere regionale – e tre giorni fa ho depositato una nuova mozione per chiedere alla giunta regionale, quindi alla nuova assessora Letizia Moratti, di riaprire il punto nascite di Piario e il servizio di pronto intervento pediatrico aperto 24 ore su 24, garantendo gli standard necessari di sicurezza. Mi auguro che sia discussa il prima possibile come è avvenuto per il punto nascite dell’ospedale di Iseo, su iniziativa degli esponenti del centrodestra locale».

«Lo spopolamento della montagna va combattuto su tutti i fronti – conclude Scandella – anche e soprattutto quello dei servizi per le giovani famiglie. Rispetto al 2018 c’è una grossa differenza, ci sono risorse economiche straordinarie che consentono di assumere nuovo personale e pianificare nuovi investimenti, per far sì che anche nei territori più periferici possano essere rispettati gli standard richiesti: è l’occasione per dimostrare che chi vive in montagna non è un cittadino di serie B».