Questa mattina a Leffe la quarta vittima sul lavoro in Bergamasca nell’arco di poche settimane (la sesta da inizio anno). A perdere la vita, questa volta, è stato un autotrasportatore della provincia di Treviso, travolto da due grossi imballi di plastica dal peso di circa 5 quintali.
L’ennesimo infortunio mortale in provincia ha spinto le segreterie di Cgil, Cisl e Uil a diramare una nota congiunta. «La forte ripresa produttiva che si sta registrando, soprattutto nel manifatturiero, in provincia di Bergamo non può essere pagata con il sangue dei lavoratori – esordiscono i sindacati -. Dall’inizio dell’anno le vittime nella nostra provincia sono 6. Un numero inaccettabile, visto che già un solo morto sarebbe di troppo in questa macabra contabilità. Il nostro impegno sul campo della sicurezza sul lavoro non si è mai fermato: l’anno scorso denunciavamo la mancanza di dispositivi di protezione per infermieri e medici, quest’anno abbiamo indetto presidi (due a Bergamo solo nel mese di maggio) e manifestazioni per chiedere formazione, tempi di lavoro umani, controlli e rispetto delle regole. I nostri delegati e i nostri responsabili per la sicurezza vigilano ogni giorno nelle fabbriche e nei cantieri, sollecitando interventi e verifiche. Non si contano più i nostri comunicati di condoglianze alle famiglie delle vittime»
«Siamo stanchi, e sono stanchi i lavoratori che escono di casa la mattina senza essere certi di ritornare la sera – proseguono i sindacati -. La crisi dello scorso anno e la ripresa economica appena iniziata non possono essere la scusa per ignorare le norme di sicurezza o per chiedere ai dipendenti di adottare ritmi forsennati che mettono a rischio la loro incolumità e salute. Lo abbiamo visto in molti casi, anche a livello nazionale: dispositivi di sicurezza sulle macchine e sugli impianti che vengono disattivati e manomessi perché rallentano la produzione. Anche a Bergamo abbiamo visto casi di questo tipo, che non temiamo di definire criminali».


















