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«Per la nuova sanità c’è bisogno di medici e infermieri. Il Governo sblocchi il numero chiuso»

Si annuncia una rivoluzione per la sanità, ma perché possa essere attuata serve capitale umano. C’è bisogno di medici e infermieri in primis. Per questo è necessario che il Governo favorisca l’accesso dei giovani all’università. La richiesta arriva dalla Lombardia.

Se ne è parlato oggi (mercoledì 20 ottobre) a Milano, nel corso di un dibattito organizzato da Agenas e Fondazione ‘The Bridge’, in collaborazione con la Regione, intitolato ‘Il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale: Lombardia, Italia, Europa’. Un appuntamento moderato da Alessandro Venturi, professore di Diritto amministrativo e di Diritto regionale e degli Enti locali presso l’Università degli Studi di Pavia.

All’evento hanno partecipato il direttore di Agenas, Domenico Mantoan; la presidente della Fondazione ‘The Bridge’, Rosaria Iardino; Alice Borghini, dirigente medico del coordinamento tecnico-scientifico di Agenas; Luisa Brogonzoli, responsabile del Centro Studi Fondazione ‘The Bridge’; Walter Bergamaschi, direttore generale dell’Ats di Milano; Giovanni Pavesi, direttore generale della Dg Welfare della Regione Lombardia e il presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia, Emauele Monti.

«Finalmente è arrivato il tempo di cambiare registro – ha sottolineato il presidente della Regione, Attilio Fontana – e di passare dalle parole che tanto si sprecano a qualcosa di più concreto che si rivolga al territorio. Il cambiamento culturale che dovremo affrontare non è una cosa di facile soluzione: occorrerà formare medici, addetti, direttori, persone che si occupino in modo completamente diverso del rapporto tra il territorio e i cittadini bisognosi di assistenza».

Parlando con i giornalisti Fontana ha detto: «Dobbiamo chiedere che il Governo riprogetti e riprogrammi le nuove lauree, il numero di medici e infermieri che potranno entrare nel mercato del lavoro. Purtroppo ci sono delle carenze». Sulla stessa lunghezza d’onda Rosaria Iardino: «Questa riforma prevede tanto capitale umano e quindi chiederemo al Governo di non avere più il numero chiuso dei medici e degli infermieri».

Fontana si è soffermato anche sulle nuove strutture previste dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), come gli ospedali di comunità e le case di comunità. «Le nuove strutture, come le Case della Comunità ad esempio, dovranno essere luoghi a cui rivolgersi quando il paziente avrà bisogno di un’assistenza ordinaria evitando di rivolgersi ai Pronto Soccorso. Una sede dove potrà trovare il medico di medicina generale che, con il supporto di specialisti e tecnologie per approfondimenti diagnostici, sarà in grado di offrire una risposta più performante di quella offerta ora negli studi privati del singolo medico di famiglia».

Per il presidente della Regione si tratta quindi di una grande rivoluzione che per essere messa in atto ha bisogno di una grande collaborazione di tutti gli attori del sistema sanitario e anche dei cittadini. «Perché – ha ricordato – questa grande rivoluzione Copernicana in realtà Regione Lombardia l’aveva già prevista con la legge 23 di evoluzione del sistema sanitario lombardo. Chiamavamo Pot e Presst le case di Comunità e gli Ospedali di Comunità, ma la sostanza era la stessa. Ciò che è cambiato ora è che il Governo ha messo a disposizione le risorse per farle funzionare, perché per realizzarne così tanti erano necessari stanziamenti straordinari».

«Dopo il covid – ha concluso Fontana – credo che rispetto a prima ci siano le condizioni psicologiche, culturali, di volontà, da parte di tutti, di partecipare all’attuazione di questo grande progetto di riforma. La pandemia è stata un disastro, ma ha forse spinto tutti a comprendere che l’assistenza sul territorio deve assumere un ruolo determinante nella cura dei cittadini. Dobbiamo lavorare tutti insieme, cittadini, medici, associazioni, pubblico, privato, per non sprecare questa grande occasione. In Lombardia c’è già una grande coesione quindi sono fiducioso che riusciremo a mettere le basi per una medicina del futuro ancora più performante».