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Lavoro, bilancio ancora positivo per l’occupazione in Bergamasca

Bilancio ancora positivo per l’occupazione dipendente in provincia di Bergamo nei primi nove mesi dell’anno. I dati relativi al terzo trimestre 2023 sono stati presentati al gruppo tecnico dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro, costituito nell’ambito della Cabina di regia provinciale Lavoro e Formazione.

Sono 7.571 le posizioni di lavoro dipendenti in più risultanti dal saldo contrattuale tra assunzioni e cessazioni tra Gennaio e Settembre: un dato inferiore in confronto ai primi nove mesi degli ultimi due anni e all’analogo periodo del 2019, prima della pandemia. La variazione tendenziale (+2.833) a fine settembre 2023 è in progressivo rallentamento, ma resta in territorio positivo. A decelerare nel 2023 sono state soprattutto le assunzioni (110.624, il 4,1 per cento in meno su base annua) mentre le cessazioni (103.053) sono scese solo dell’1,3 per cento.
Tra le causali delle cessazioni aumentano solo le chiusure dei rapporti a termine, diminuiscono i licenziamenti, rallentano, ma rimanendo su livelli sempre alti rispetto al passato, le dimissioni.

Dal punto di vista contrattuale, la crescita occupazionale dei primi nove mesi è concentrata quasi per intero (6.989 sul saldo complessivo di 7.571) nei rapporti a carattere permanente ed è alimentata non dagli ingressi netti, ma dal volume elevato e crescente delle stabilizzazioni di rapporti temporanei. Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, oltre 11 mila, sono aumentate del 30,9 per cento sui primi nove mesi dell’anno scorso, azzerando il saldo netto dei contratti a tempo determinato. Tra i rapporti temporanei si ridimensiona anche l’apporto della somministrazione.

La crescita continua e sostenuta dei passaggi al tempo indeterminato (confermata anche dai dati Inps a metà anno) non è solo l’effetto ritardato della ripresa massiccia delle assunzioni temporanee nel biennio post Covid, ma anche il segnale della difficoltà delle imprese nel reperire nuovo personale, soprattutto ma non solo per le professioni specializzate. La scarsità dell’offerta di lavoro – a fronte di una domanda da parte delle imprese ancora sostenuta – e il livello minimo della disoccupazione in provincia accrescono il potere contrattuale di lavoratori più inclini alla mobilità (come dicono i numeri ancora consistenti delle dimissioni) e più attenti alle condizioni non solo retributive dei nuovi impieghi. E d’altra parte, la stabilizzazione di lavoratori temporanei alla fine di un periodo di prova risponde all’esigenza delle imprese di evitare i tempi incerti e i costi di ricerca e formazione di nuovi collaboratori.

Dal punto di vista settoriale, i saldi tra assunzioni e cessazioni dei primi nove mesi sono positivi ma in rallentamento in tutti i macro-settori. Nell’agricoltura (+1.189) e nelle costruzioni (+1.028) il calo sullo stesso periodo del 2022 è nell’ordine del 15 per cento. Più netta la flessione nell’insieme del commercio e servizi (3.708 dai 4.722 del 2022, -21,5 per cento) e soprattutto nell’industria con un saldo (+1.551) più che dimezzato rispetto al 2022.

Nel macro-comparto terziario il commercio, i servizi professionali avanzati e il turismo compensano la frenata dei servizi operativi alle imprese. Il boom del turismo si traduce in un raddoppio del saldo dei servizi di alloggio e ristorazione (+714 rispetto al +335 dei primi nove mesi dell’anno scorso) e in una crescita cospicua (+524 rispetto al dato negativo del 2022) delle attività di intrattenimento.

Sotto l’aspetto delle modalità orarie, le assunzioni part-time (28.907 nei primi nove mesi dell’anno) si mantengono sui livelli del 2022 mentre calano nettamente (-5,6 per cento) gli ingressi a tempo pieno.  Il rallentamento della crescita netta del full-time a fronte di una tenuta del part-time e la diversa dinamica dei settori dell’industria e dei servizi spiegano in buona parte la migliore tenuta dell’occupazione femminile nel periodo più recente: il contributo delle donne (+3.111) alla crescita si riduce di un quinto in confronto ai nove mesi del 2022 (quando era a 3.932) mentre tra gli uomini (4.454) cala di un terzo (da 6.783 a 4.454). La quota rosa sul saldo occupazionale dei primi nove mesi sale quindi dal 36,7 nel 2022 al 41,1 per cento nel 2023.

Le assunzioni giovanili diminuiscono (-3,1 per cento nei primi nove mesi del 2023 rispetto al 2022) meno di quanto accade per gli ingressi nelle età oltre i 35 anni (-5 per cento): cresce quindi l’incidenza degli under 35 sul totale (53,8 per cento).

Le assunzioni di dipendenti di nazionalità italiana –  78.759 nei primi nove mesi dell’anno – diminuiscono su base annua (-4,5 per cento) più che tra gli stranieri (-1,9 per cento), la cui quota sugli ingressi cresce lievemente (dal 28 al 28,6 per cento nei nove mesi del 2023). Il contributo dei dipendenti stranieri al bilancio tra entrate e uscite aumenta fino al 45,9 per cento del totale (dal 42,6 nei tre trimestri 2022).

Le assunzioni nei primi nove mesi dell’anno aumentano solo nelle professioni qualificate del commercio e servizi (24.795, +7,3 per cento sull’anno precedente). I decrementi più marcati interessano gli operai specializzati (-9 per cento) e i conduttori/addetti ai macchinari (-10,3 per cento). Le attivazioni con contratto a carattere permanente (apprendistato, tempo indeterminato e stabilizzazioni) sono aumentate nei primi nove mesi dell’anno nelle professioni qualificate del commercio e servizi (8.397, +10,5 per cento sull’anno prima) e, di poco, tra i conduttori di impianti-addetti a macchinari-conducenti veicoli (5.359, +0,8 per cento).

Nelle circoscrizioni territoriali della provincia, l’area del capoluogo – con un saldo di +2.988 posizioni, molto vicino al dato dei primi nove mesi del 2022–  concentra il 40 per cento dell’intera crescita occupazionale della provincia (era meno di un terzo nello stesso periodo del 2022). Più che nella città di Bergamo, la crescita netta è stata rilevante in alcuni comuni dell’hinterland: Stezzano, Pedrengo, Dalmine, Orio, Curno, Zanica, Seriate.

Diminuiscono nei primi nove mesi del 2023 le imprese con almeno un’assunzione di personale dipendente: sono 18.435, il 2,7 per cento in meno in confronto allo stesso periodo del 2022.

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