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Sempre meno neve sulle Orobie, Legambiente: «Ripensare gli investimenti per lo sci»

Gli impianti sciistici di Piani di Bobbio, confronto tra il 17 dicembre (in alto) e il 9 dicembre Ph. © Panomax GmBH

Siamo ormai in inverno, ma ancora una volta il cielo sulle Orobie ha mandato poca neve. Le stazioni che sono riuscite ad aprire agli sciatori hanno dovuto affidarsi quasi esclusivamente all’innevamento artificiale. Lo scenario potrebbe cambiare con la perturbazione in arrivo da oggi (giovedì 19 dicembre), ma il tema del cambiamento climatico resta inevitabilmente sul tavolo. Lo sottolinea anche Legambiente Lombardia.

«Mentre ancora si discute di nuovi grandi investimenti per realizzare collegamenti sciistici in quota, chi detta legge e ancora una volta il meteo, che nei giorni scorsi ha regalato alle nostre montagne un caldo decisamente fuori stagione – sottolinea Legambiente -. Se in Pianura Padana l’inversione termica ha mantenuto le temperature su valori invernali, il termometro ha viaggiato su valori molto più elevati a quote insospettabili: lo zero termico si è spinto fino ad oltre 3000 metri, un valore altimetrico che solitamente si riscontra a giugno, durante le ultime settimane di disgelo. Un dato che si inserisce in un trend ormai chiaro di riscaldamento climatico». Il comunicato è corredato dalla foto in alto che mostra gli impianti sciistici di Piani di Bobbio in un confronto tra il 17 dicembre (+8°C alle 13 a 1950 m slm) e il 9 dicembre (-3°C alle 13).

Legambiente Lombardia condivide anche le riflessioni di Andrea Omizzolo di Eurac Research, ente capofila del progetto BeyondSnow – Oltre la Neve, al quale anche l’associazione collabora. «Le nostre piu recenti analisi mostrano nell’ultimo secolo un andamento della neve fresca sulle Alpi fortemente negativo – sottolinea Omizzolo -. La riduzione complessiva e di circa il 34% e interessa particolarmente le localita a media e bassa quota, sotto i 2.000 metri, e il versante meridionale delle Alpi. Si tratta generalmente delle localita con destinazioni turistiche invernali piu piccole e maggiormente vulnerabili al cambiamento climatico. Per tali destinazioni oggi necessita confrontarsi con la realtà. Alcune scelte, come l’estensione dell’innevamento tecnico per compensare nel breve periodo la mancanza della neve fresca o il rinnovamento di alcuni impianti di risalita, seppur tecnicamente fattibili hanno un costo, sia economico sia sociale ed ambientale. Sta alle comunita locali valutare attentamente le implicazioni di tali scelte, e soprattutto elaborare una visione del proprio futuro, in modo da avere una chiara e sostenibile strategia di sviluppo».

«Il disgelo anticipato non fa sconti alla gran parte delle piste da sci della Lombardia. Facendo sciogliere non solo la neve al sole, ma anche i milioni di euro che sono serviti per produrla. Quest’anno la neve naturale e ben poca, praticamente nulla almeno fino alla quota di 2000 metri – aggiunge Legambiente -. Parliamo di spese importanti, che i gestori degli impianti hanno dovuto intraprendere per arrivare preparati al periodo delle vacanze natalizie, nel corso delle quali si arriva a fatturare il 40% di tutti i ricavi della stagione invernale: innevare un chilometro di pista arriva a costare 50.000 euro a stagione, da moltiplicare per i quasi 700 km di piste presenti sulla montagna lombarda. Se la neve che dovrebbe arrivare non sarà più abbondante del previsto, si rischia un ponte natalizio molto avaro quanto a superfici sciabili».

«Anche in Lombardia occorre ripensare complessivamente gli investimenti per il turismo montano: non si tratta di appendere gli sci al chiodo, ma di sviluppare un’offerta di turismo e di esperienze alternativa – dichiara Simona Colombo, responsabile per Legambiente del progetto Beyond Snow -. In ogni caso, bisogna mettere definitivamente da parte nuovi investimenti su tracciati di bassa quota».

«L’alternativa alla monocoltura dello sci nella valorizzazione degli ambienti naturali, come nelle valli del Parco delle Orobie Bergamasche, dove da mesi siamo impegnati, con tante realta del territorio, a contrastare il progetto di collegamento sciistico progettato tra Colere, in val di Scalve, e Lizzola, in Val Seriana – spiega Elena Ferrario, vicepresidente di Legambiente Lombardia -. Di sicuro i valori naturalistici di questi territori valgono di piu, anche in termini di attrattiva turistica, rispetto agli sbancamenti e alle attrezzature richieste per collocare infrastrutturare su versanti sui quali l’innevamento naturale non potrà più essere garantito».

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