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Vall’Alta: in piazza un’installazione dedicata a don Berto

Nella piazza di Vall’Alta di Albino dedicata a Monsignor Roberto Nicoli, per tutti don Berto, sorgerà presto un’opera d’arte che si propone di rafforzare e perpetuare il ricordo del sacerdote missionario scomparso nel giugno 2005. Una seduta scultorea, arricchita da elementi dal valore simbolico, che avrà il compito di custodire la memoria del sacerdote nel cuore del suo paese natale (dove nacque nel settembre del 1923). Un’opera di Luca Gnizio, ecosocial artist, che ha fatto del riuso dei materiali e dell’attenzione all’ambiente e al sociale la sua missione.

La seduta è realizzata con i resti di produzione delle pietre coti, che provengono da una raccolta personale di Marcella Ligato, imprenditrice di pietre coti ed erede di una delle industrie più importanti del territorio, fondata dal nonno Edoardo Gavazzi. Il materiale è stato donato, grazie anche alla collaborazione con l’Associazione culturale “La Pradalunga” di Pradalunga, e i contributi di Acerbis Italia S.p.a, Buena Suerte S.a.s, Eurozeta S.r.l.u, La Bambolina S.a.s, Nicoli Trasporti Spedizioni S.p.a, Persico Group S.pa e Sitip S.pa Industrie Tessili, e con la collaborazione del Comune di Albino e della Parrocchia di Vall’Alta.

L’installazione avrà luogo il 26 gennaio dopo la celebrazione eucaristica delle 10.30, alla presenza del sindaco Daniele Esposito. Presenzieranno anche il parroco don Gianluca Colpani, don Daniele Belotti che benedirà l’opera, e il consigliere comunale Ubaldo Colleoni. «Alla vigilia del 20° anniversario della sua morte si è deciso di installare nella piazza una panchina che ricordasse il nostro missionario, che riprendesse i temi dell’accoglienza e dell’abbraccio e il suo essere seme e capacità di far rifiorire i nostri cuori e il cuore del mondo intero che sembra spesso esser divenuto duro come pietra» riferisce don Daniele Belotti, parroco di Vall’Alta sino a un anno fa, ricordando come nel 2007 era stato coniato lo slogan «Don Berto seme per la nostra terra» nell’occasione dell’estumulazione della sua salma che, dopo due anni nel cimitero di Vall’Alta, è stata trasferita in Bolivia, per essere custodita nel santuario di Melga.

«È stato per me un onore e insieme una sfida, interpretare con il mio lavoro il ricordo di una vita straordinaria -dichiara Luca Gnizio, autore dell’opera -. Un’emozione unica scoprire, giorno dopo giorno, negli studi necessari alla sua realizzazione, la storia di questo sacerdote che ha dedicato tutto sé stesso agli altri. Cercare nuove linee, proporre letture inedite per materiali antichi, ma soprattutto restare fedele al messaggio di don Berto. Spero, davvero, di esserci riuscito».

L’idea di un’opera artistica era nata già prima della pandemia, ma, dopo alcuni ritardi, si è concretizzata solo quest’anno. La sua realizzazione è stata commissionata all’artista Luca Gnizio, «proprio perché si è individuata, nel suo lavoro artistico, una sensibilità che si avvicina molto al caro don Berto, per la sua attenzione decennale all’ecologia e al suo operare coinvolgendo cooperative e individui che spesso, a motivo della loro fragilità, sono considerati “scarto” nella società» prosegue don Belotti, che spiega come «l’artista con maestria ricicla e ridona vita allo scarto proprio aiutato dai più deboli, stimolando in loro la capacità artistica e relazionale».

 

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