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Lavoro a Bergamo: nel secondo semestre calano assunzioni e contratti a tempo indeterminato

La Provincia di Bergamo ha pubblicato il report dell’Osservatorio Mercato del lavoro relativo al secondo trimestre 2025. A metà del 2025 si conferma il trend di crescita dell’occupazione dipendente in provincia di Bergamo con un incremento su base annua di 5.800 posizioni. Nel secondo trimestre 2025 sono calate le assunzioni (31.014, -7,7% su base annua) e le cessazioni (27.718, -6,3%) per un saldo positivo di 3.300 posizioni, inferiore all’analogo risultato del secondo trimestre 2024. Complessivamente, nel primo semestre 2025 le attivazioni di nuovi contratti sono state 63.489 (5,4% in confronto alla prima metà dell’anno scorso) a fronte di 57.873 cessazioni (-5,5% tendenziale) con un saldo semestrale di 5.600 posizioni, poco al di sotto del risultato a metà dell’anno scorso.

Nella prima metà del 2025 diminuiscono soprattutto le assunzioni a tempo indeterminato (13.815, -11,1% sul primo semestre 2024); il saldo di questa tipologia contrattuale è ancora ampiamente positivo (+4.237 posizioni) grazie a 9.000 trasformazioni, derivanti in parte dalle qualificazioni al termine del periodo di apprendistato (1.371 in calo di un quarto su base annua) e in parte maggiore dalla stabilizzazione di rapporti a termine (3.617, il 2,6% in più). Lo stock dell’apprendistato si restringe ulteriormente (-623 posizioni), quello dei rapporti a tempo determinato cresce nel semestre di un migliaio di posizioni (+1.034) ma è in calo da un anno a questa parte (-724). Diminuiscono le nuove missioni in somministrazione (-3,1%), ma ancor più le cessazioni (-8,8%) con un saldo semestrale positivo per 968 posizioni, marginalmente negativo (-112) nell’arco dell’ultimo anno. L’espansione del lavoro dipendente è dovuta in misura preponderante al macrosettore del commercio e dei servizi che tuttavia nel primo semestre evidenzia qualche segno di rallentamento: le assunzioni (36.030) calano (-6%) più delle cessazioni (-4,5%); il saldo a metà anno è positivo (+2.582) ma nettamente inferiore a quello del primo semestre del 2024.

Nel secondo trimestre 2025 il saldo annualizzato del terziario interrompe la sua progressione, scendendo sotto le cinquemila posizioni (+4.469). È sempre rilevante il contributo delle costruzioni che mantengono stabilmente da quasi due anni un tasso di crescita tendenziale superiore alle mille posizioni; nel primo semestre 2025 si regista un lieve aumento delle assunzioni e un saldo positivo (+1.192) poco al di sopra del livello di un anno fa. L’industria recupera occupazione nei primi due trimestri del 2025 dopo un intero anno in territorio 5 negativo; nel primo semestre le assunzioni diminuiscono su base annua (-6,2%), più ampio il calo delle cessazioni (-7,6%) con una variazione a saldo positiva (+1.842) e superiore a quella del primo semestre dell’anno scorso.

Nel primo semestre le assunzioni diminuiscono su base annua soprattutto nelle professioni intermedie (-9,3% tra gli impiegati e -8% nelle professioni qualificate del commercio e servizi), tra gli operai semi qualificati e conduttori d’impianti (-6,6%) e nelle professioni non qualificate (-5,1%). Stabili sui livelli di un anno fa le assunzioni di alta specializzazione e tecniche e degli operai specializzati. I saldi netti tra nuovi ingressi e uscite sono positivi per tutte le qualifiche professionali ma si riducono rispetto alla metà dell’anno scorso nelle professioni intermedie (e, meno intensamente, in quelle tecniche e di alta specializzazione) e aumentano nelle professioni operaie e non qualificate. Per quanto riguarda le modalità orarie dei nuovi contratti di assunzione, risultano in calo su base annua gli avviamenti a tempo parziale (-2,1% sul primo semestre 2024) e ancor più quelli a tempo pieno (-6,9%). Diminuiscono sul primo semestre dell’anno scorso le assunzioni sia di uomini (-6%) che di donne (4,4%), con dinamica analoga per le cessazioni. Il saldo per nazionalità conferma la prevalenza della crescita dei dipendenti stranieri (+3.173) rispetto agli italiani (+2.443). Il calo delle assunzioni si concentra nella fascia d’età centrale (-9,5% tra i 35 e i 49 anni) con variazioni negative più modeste tra i giovani (-3,8%) e gli over 50 (-2,6%). Tra le cessazioni diverse dall’automatica conclusione dei rapporti a termine calano nel primo semestre 2025 le uscite “involontarie”, cioè i licenziamenti (-15,5% sullo stesso periodo del 2024) e le uscite “volontarie”, cioè le dimissioni (-8%).

“Continua il trend di crescita del mercato del lavoro bergamasco, anche se il nuovo report della provincia evidenzia segnali di decelerazione, sia in termini occupazionali sia nelle dimissioni volontarie, chiaro segale di un  mercato meno dinamico. Il calo è sicuramente legato a elementi fisiologici e all’andamento demografico della nostra provincia; purtroppo l’utilizzo dei contratti di apprendistato nella nostra provincia rimane poco utilizzato, e cala il ricorso al tempo indeterminato. Aumenta il lavoro indipendente probabilmente spinto dalle agevolazioni sulla tassazione fiscale, mentre Restano gravi criticità: inattività femminile e giovanile, forte domanda inevasa di lavoro, fragilità di alcuni comparti -sono le affermazioni di Luca NIeri, segretario di Cisl Bergamo-. Desta forte preoccupazione che alcuni settori  permangano in una situazione di lunga difficoltà, come automotive e tessile, le cui prospettive sono legate a dinamiche europee e nazionali. settori che nella nostra provincia occupano diverse decine di migliaia di lavoratori e sono un volano economico per tutta  provincia. Sono necessari nuovi e forti interventi su formazione, apprendistato, incentivi mirati, attrattività dei lavori stagionali e disagiati, sostegno alla contrattazione, servizi di conciliazione vita-lavoro, incentivi alle madri lavoratrici. Accanto alle misure per l’occupazione va affrontato il rischio di rallentamento produttivo legato ai dazi Usa, alle transizioni e alla congiuntura, puntando su investimenti, innovazione e produttività. Per la CISL tutto ciò deve rientrare in un intervento strutturato e condiviso, così come indicato con la proposta di un grande patto sul lavoro che coinvolga istituzioni, imprese e parti sociali. Con la crescita occupazionale l’impegno di costruire anche un lavoro di qualità diventa importante, un lavoro fatto di opportunità , inclusività e valorizzazione delle persone. Si apre un tema strategico in prospettiva e la tenuta demografica della provincia, le politiche migratorie, abitative e di inclusione sociale saranno fondamentali”.

 

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