Nembro è in festa per la notizia arrivata dalla Santa Sede: prosegue spedita la causa di beatificazione di Padre Martino Capelli, vittima della ferocia nazista durante la strage di Marzabotto del 1944, che sarà presto innalzato all’onore degli altari. Durante l’udienza concessa al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Sua Santità Leone XIV ha autorizzato nella giornata di venerdì 21 novembre, la promulgazione dei decreti che riconoscono il martirio in odio alla fede (odium fidei) di due sacerdoti. Tra questi c’è il religioso nembrese dehoniano 32enne, che operava come cappellano a San Michele di Salvaro.
Nato a Nembro, in provincia di Bergamo, nel 1912 (battezzato come Nicola Giuseppe), scelse il nome di Martino al momento del noviziato. Sacerdote dal 1938, eccellente studioso di Sacra Scrittura e Storia della Chiesa, si trovava a Burzanella con gli studenti dehoniani durante gli anni bellici. Fu nell’estate del 1944 che Padre Capelli fece la sua scelta definitiva, trasferendosi a Salvaro per assistere l’anziano parroco di San Michele, nonostante la zona fosse ormai teatro di violenti scontri tra tedeschi, Alleati e formazioni partigiane. Il culmine della tragedia giunse il 29 settembre 1944, quando l’esercito tedesco occupò in forze l’area di Marzabotto e Monte Sole, teatro di uno sterminio che avrebbe contato oltre 770 vittime. Dopo il brutale eccidio nazista nella vicina località detta “Creda”, Padre Martino accorse immediatamente per portare conforto e assistenza agli agonizzanti.
Fu in quell’atto di carità che venne imprigionato. Insieme al salesiano Don Elia Comini e a circa un centinaio di persone, fu costretto a trasportare munizioni prima di essere rinchiuso in una scuderia a Pioppe di Salvaro. In quel luogo di detenzione e terrore, il sacerdote bergamasco divenne faro di speranza, offrendo conforto e il sacramento della confessione ai prigionieri. La sera del 1° ottobre 1944, la sua vita terrena si concluse in modo violento: Padre Martino Capelli, insieme a Don Comini e a un gruppo di persone giudicate “inabili al lavoro”, fu assassinato presso la cisterna della filanda di Pioppe di Salvaro. Il suo corpo, come quello di tante altre vittime, fu disperso nelle gelide acque del fiume Reno.
Il Postulatore Generale della Congregazione Dehoniana, Padre Ramón Domínguez Fraile, sottolinea che Padre Martino desiderò sempre essere tre cose: un sacerdote con una forte passione per il suo popolo, un missionario e, sin dal 1931, un martire, avendo offerto la sua vita a Cristo in quel ruolo.


















