Allarme dei sindacati sul futuro dei dipendenti e dei servizi delle Province. «A Bergamo non abbiamo ancora la dichiarazione dei soprannumerari, cioè fuori dalla pianta organica, ma ancora in servizio per gestire le funzioni non fondamentali. Se a fine 2016 non saranno ricollocati, diventeranno “esubero”, retribuiti all’80% per 2 anni, poi il licenziamento effettivo – dice Mario Gatti, segretario provinciale della Funzione pubblica Cisl -. La situazione è confusa, l’osservatorio regionale sul tema, al quale partecipiamo come “uditori” non produce conclusioni alla soluzione per i lavoratori: è un continuo rimandare, e la Regione agisce in contrapposizione al Governo centrale, tenendo il “braccio corto” sulle risorse necessarie per le funzioni che ha delegato alla Provincia».
Secondo le sigle del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil «c’è il rischio concreto di trovarsi di fronte a un ente al collasso, e senza che questo sia in grado di garantire i servizi minimi. La manovra, così come è stata approvata al Senato, lascia immutato il prelievo dalle casse delle province di 1,6 miliardi, dopo il miliardo sottratto quest’anno. Una cifra tale, da non poter dare alcuna garanzia ai lavoratori delle province e ai cittadini sul mantenimento dei servizi pubblici».
Il segretario della Funzione pubblica Cisl aggiunge: «Tutti quanti, e parlo delle Istituzioni, ma anche della politica, pare non vogliano vedere il problema dei servizi: in che condizioni stiano funzionando già oggi con il taglio delle risorse, ma soprattutto dal 2016 quando il taglio dei capitoli sarà fortemente impattante. Temo che i Comuni, i Sindaci in prima persona, avranno un grosso problema».
L’obiettivo, dicono i sindacati, deve essere quella di salvaguardare l’occupazione e lo stanziamento di risorse per i servizi. Due priorità alla base della manifestazione «Pubblico sei tu, Contratto Subito», in programma sabato 28 novembre a Roma.