Home Notizie African Boys, l’inno per i migranti Made in Val Seriana

African Boys, l’inno per i migranti Made in Val Seriana

Cato con alcuni ragazzi dei centri gestiti dalla Cooperativa Ruah

+ Love – Stress: un invito che tutti dovremmo fare nostro e che presto spiccherà sulla copertina del nuovo album di Cato, alias Roberto Picinali, cantautore di Gazzaniga. L’uscita è prevista per novembre e tra le canzoni ce ne sarà una dedicata ai richiedenti asilo ospiti sul nostro territorio.

«Dopo più di vent’anni di carriera come cantautore sono arrivato al mio ottavo album – racconta Cato -. Questo disco nasce dall’esperienza degli ultimi due anni che mi ha visto in giro per concerti, ma anche “on the road” con il viaggio che ho fatto da Bergamo a Hong Kong. Il titolo sarà + Love – Stress, che è un po’ il mood che ho adottato negli ultimi due anni, anche con adesivi e magliette».

Il progetto è molto ambizioso: l’album conta sulla collaborazione di ben 22 artisti: «Ognuno di loro porta la sua esperienza musicale e dà una mano a colorare in modo diverso le canzoni». E, a proposito di canzoni, è da raccontare la storia di African Boys.

Cato

Il brano nasce dall’esperienza maturata da Cato nei centri che ospitano i richiedenti asilo in Bergamasca. «Alla fine dell’anno scorso ho iniziato a lavorare come operatore per la Cooperativa Ruah. Già dal primo mese mi sono messo a raccogliere varie testimonianze: questi ragazzi mi hanno raccontato del loro viaggio, della loro storia, di come sono arrivati in Italia. Ho voluto dedicar loro questa canzone, che ho scritto nei momenti di confronto e durante le ore di musica trascorse insieme».

African Boys, a dispetto del tema, è un brano solare, allegro, costruito su una base raggae. «L’ho voluta fare così perché so che ai ragazzi africani piace tanto questo ritmo. Il videoclip è in fase di montaggio. La canzone uscirà a metà ottobre e il 7 novembre pubblicherò l’album».

Il brano è stato fatto proprio anche dalla Cooperativa Ruah. Spiega il presidente, Bruno Goisis: «Quella di Roberto credo sia stata un’ottima idea, perché nasce dal confronto e dal dialogo con i ragazzi che stiamo ospitando. Vogliamo adottare questa canzone perché è un po’ il motto di quest’anno della Cooperativa Ruah, che festeggia il suo venticinquesimo. L’abbiamo fatta nostra anche per i valori e i contenuti che il brano vuole comunicare».

4 COMMENTI

  1. Sono d’accordo con Gianluigi. Non fanno che passeggiare con telefonino e cuffiette mentre noi, anche se anziani, dobbiamo ancora sudare per guadagnarci il pane. I veri bisognosi sono ancora là dove si combatte e si uccide.

  2. Mettiamo il caso,che la versione di Gianluigi sia reale,quelli che lucrano sull’arrivo dei”rifugiati”dove sono? Non la da dove loro partono(a causa di guerre e povertà,causate in gran parte dagli stessi soggetti che lucrano sul loro arrivo)ma qui nei nostri”civilizzati”paesi.
    Pertanto é qui che vivono i personaggi con cui prendersela,qui vivono gli sfruttatori di manodopera etc etc.

  3. Rispondendo aTImoteo,si certo quelli che lucrano sono proprio qui,e ormai sono ben organizzati,una cosa che ancora non riesco a capire,chi paga il viaggio di questo clandestini,perché a parte pochissimi ver profughi di questo si tratta,clandestini che vengono qui attratti da una vita facile,a nostre spese?

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